Life is (too) sweet

Come amanti dei viaggi in generale, e in particolare freschissimi reduci da un viaggio intercontinentale, sappiamo bene quanto sia difficile ambientarsi a usi e costumi alimentari diversi da quelli della terra d’origine. Fondamentale è non avere pregiudizi e aprire le proprie “porte” sensoriali a qualsiasi tipo di gusto, anche quelli apparentemente più strani; anche così, tuttavia, ci sono sapori che proprio le nostre papille non riescono a tollerare, e arditi abbinamenti che risultano assolutamente disgustosi per i raffinati palati italici. Il discorso, naturalmente, è valido in special modo per quanto riguarda gli Stati Uniti, specialisti nel generare follie gastronomiche ovviamente aborrite dagli stranieri. La novità sta nel fatto che anche gli stessi americani stanno (finalmente) prendendo coscienza di questa situazione: per rendersene conto basta scorrere questa simpatica lista stilata dal blog Thought Catalog, in cui sono elencati i terrificanti giudizi degli utenti di Reddit su 29 tipici alimenti a stelle e strisce che risultano assolutamente insopportabili per chi non sia “born in the USA”. Non tutto è condivisibile anche perché, come si usa dire, ognuno ha i suoi gusti; difficile però negare che dall’altra parte dell’oceano si tenda un po’ a esagerare con gli zuccheri, e se ve lo dice qualcuno che per tre settimane ha vissuto a stretto contatto con il dulce de leche, potete crederci!

(Foto dal sito peanutbutterlovers.com)

peanutbutter

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Tutto mischiato in un secchio

E’ passato oltre un mese dal nostro ritorno e finalmente chiudiamo i conti con il LocusTour 2010, pubblicando le ultime due recensioni dagli USA. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, lo ammettiamo, ma perlomeno speriamo di aver fornito un panorama abbastanza esaustivo, e non così desolante come ci si sarebbe potuto aspettare, della cucina a stelle e strisce. Tra breve torneremo a occuparci di ristoranti nostrani (ne abbiamo già diversi in lista d’attesa), per il momento ecco a voi gli ultimi due locali statunitensi, entrambi da Laguna Beach: The Greeter’s Corner Restaurant, che meriterebbe una visita più che altro per la curiosa statua del “Salutatore Ufficiale” che campeggia al suo ingresso, e soprattutto la House of Big Fish, ristorante dal menu chilometrico in cui non è inusuale vedersi recapitare un secchio pieno di pesce e patatine fritte…

Una bistecca alta due dita

“…e una montagna di patatine fritte”, come avrebbe detto Tex Willer. Un menu che più classico non si potrebbe, ma a dispetto delle apparenze non così facile da reperire negli USA (soprattutto per quanto riguarda la prima parte) e tantomeno particolarmente economico. Se però ci si sposta nel cuore dell’Arizona, dove tra una città e l’altra ci sono 60 miglia e un ristorante può permettersi di avere come indirizzo “Route 66“, il discorso cambia: qui la cultura carnivora è davvero dominante, e il manzo alla griglia una religione. Godetevi a tal proposito la nostra recensione della storica Rod’s Steak House di Williams (aperta dal 1946), accompagnata da quella sul Collin’s Irish Pub di Flagstaff.

To be or not to be?

Mentre sforniamo le ultime (per ora) recensioni dagli Stati Uniti, sognando le atmosfere ruspanti dell’Angel’s Restaurant di Mammoth Lakes o le succulente bistecche di Gilley’s a Las Vegas, in Italia si susseguono gli appuntamenti con il mangiare e bere bene. Nella fattispecie ci spostiamo in Emilia, a Castelvetro di Modena, dove il castello di Levizzano Rangone ospiterà domenica 17 e lunedì 18 ottobre To Be Lambrusco, una rassegna interamente dedicata al vino emiliano per eccellenza. Il programma prevede dalle 10.30 alle 19 di entrambe le giornate un banco d’assaggio dei Lambruschi modenesi, accompagnati dalle specialità gastronomiche del territorio; la domenica alle 20 cena di gala (al non modico prezzo di 100 euro) con i piatti di celebri chef come Massimo Bottura. Il lunedì alle 15, infine, la finale del concorso “Il Lambrusco cerca moglie“, una gara tra cuochi per trovare il piatto ideale da abbinare a questo vino. L’ingresso al pubblico costa 10 euro a persona.

Consigli per gli acquisti

Avete un bel po’ di tempo libero, amate la montagna e la vita all’aria aperta e soprattutto disponete di una cifra considerevole da investire in un nuovo business? Abbiamo quello che fa per voi: il Big Oak Restaurant di Big Oak Flat, nel cuore della California e a due passi dal parco nazionale dello Yosemite, in vendita al prezzo stracciato di 595.000 dollari! La posizione un po’ isolata (per raggiungerlo bisogna affrontare almeno 70 km di tornanti) ne fa praticamente l’unico punto di ristoro della zona: garantito dunque l’afflusso di clientela, soprattutto fra i turisti che raggiungono il vicino parco e si fermano volentieri per una bistecca o due uova. Leggendo la nostra recensione capirete che vale la pena, se non di acquistarlo, quantomeno di fargli una visitina… e già che ci siete, leggete anche ciò che abbiamo scritto del Blakes on Telegraph, locale storico di Berkeley (ma non per il cibo).

Ho preso un granchio

Continuiamo il nostro viaggio tra i ristoranti degli Stati Uniti con le recensioni di due locali di San Francisco che non potrebbero essere più diversi tra loro, ma sono accomunati da un fattore importante: le origini “sudiste” (più o meno ipotetiche). Dalla Louisiana viene infatti il Lou’s Pier 47, senza dubbio più apprezzabile per i suoi concerti di musica blues dal vivo – nella sala superiore – che non per un menu deludente; l’unico piatto da ricordare è quello più tipico di San Francisco e cioè il granchio, una “bestia” da quasi un chilo tutta da gustare. Bubba Gump Shrimp Co. è invece la catena di ristoranti lanciata dal film Forrest Gump e riprende, almeno teoricamente, sapori e tradizioni dell’Alabama, anche se in realtà è stata fondata in California. Al di là di tutto il notevole apparato scenografico, i piatti a base di gamberi sono senz’altro gustosi, ma non troppo generosi nelle porzioni. Le nostre recensioni sono on line.

Olallieberry fields forever

Forse non tutti sanno che… negli Stati Uniti esiste un frutto nato dall’incrocio tra mora e mirtillo. Si chiama Olallieberry ed è stato creato nel 1935, ma è reperibile praticamente soltanto da Linn’s, shop, ristorante e pasticceria che sorge al centro della pittoresca cittadina di Cambria, in California. Su questa fantasiosa invenzione la famiglia Linn basa le sue fortune, traendo dall’olallieberry ogni sorta di prodotto: marmellate, liquori, confetture, persino aceto aromatizzato. E naturalmente succulente torte e dolci, acquistabili sia al banco, sia a tavola come dessert. Nemmeno l’incendio che nel 2006 distrusse completamente il locale ha distolto i Linn dalla loro fiorente attività. Per scoprire i dettagli non perdete la nostra recensione del ristorante.