Diciamo la verità al supermercato spesso il consumatore fa la figura del tonno, cadendo vittima di scatolette con indicazioni troppo generiche e dal contenuto incerto. Il tonno in scatola può anche essere un prodotto di alto livello, ma nella sua versione da grande distribuzione si presta sicuramente a contaminazioni più o meno consapevoli: per questo Greenpeace ha commissionato un’indagine sulla sua filiera di produzione, non a caso intitolata “Tonno in Trappola“. I risultati sono parzialmente soddisfacenti, nel senso che molti dei marchi esaminati si impegnano a esporre in etichetta, entro il 2012, indicazioni precise sul luogo di provenienza della materia prima e sui metodi di pesca utilizzati; le prime in classifica sono Asdomar, che offre in assoluto il prodotto più “sostenibile, e Mareblu, che ha appena annunciato una serie di misure per salvaguardare le ricchezze del mare. Rio Mare, il tonno più venduto in Italia, è terzo in graduatoria ma resta sotto accusa per non essersi impegnato a eliminare totalmente i metodi di pesca distruttivi (per ora solo il 45% dei prodotti sono certificati in questo senso): per questo la stessa Greenpeace ha lanciato una petizione da firmare on line e inviare all’azienda.

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