A Norman di legge

Cosa serve per trasformare un ristorante “qualunque” in un posto speciale? Estro, creatività e un po’ di furbizia non guastano. Al Norman di Milano le hanno dimostrate tutte: prima di tutto, adeguandosi al trend ormai imperante dell’arredamento vintage, con tanto di pentole e vecchie insegne alle pareti. Poi, caratterizzando un locale altrimenti anonimo per mezzo della narrazione: la storia del mitico Norman, scrittore americano che facendo tappa a Milano ritrovò l’ispirazione, è riportata su tutte le tovagliette. Infine, scegliendo un menu semplice e accattivante, incentrato su diversi tipi di risotti (una formula che in città funziona sempre, dai tempi dell’indimenticata Isola Fiorita) e sulla carne alla griglia, accanto a qualche classico della cucina locale come la cassoeula o l’ossobuco con risotto (nella foto). Il mix funziona alla grande, anche se i prezzi appaiono un po’ troppo alti per la tipologia di locale. Il ristorante, comunque, è sempre pieno e il consiglio è quello di prenotare, ma non prima di aver letto la nostra recensione completa!

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Irma la dolce

A due passi dalla vetta di Campo dei Fiori, la vetta che sovrasta Varese (impreziosita da gioielli artistici come le Cappelle del Sacro Monte), c’è una vecchia pensione di montagna, trasformata da meno di due anni in un ristorante raffinato e attento alla cucina del territorio: l’Osteria Irma, che anche nella sua nuova veste resta un fondamentale punto di passaggio per i tanti escursionisti che si avventurano sui sentieri montani. Il locale, per fortuna, non ha subito danni nel grave incendio del 2017 e ha riaperto i battenti subito dopo. La cucina non ha dimenticato la sua vecchia vocazione e continua a proporre piatti tradizionali, come la polenta con spezzatino ai funghi (nella foto) o, nella stagione giusta, la cassoeula: accanto a questi, però, troviamo anche preparazioni più ricercate ed elaborate, o specialità di altre regioni. L’accoglienza è calorosa, la selezione degli ingredienti di qualità, la cantina curata: risulta evidente, insomma, che si è puntato su una clientela selezionata (del resto, i coperti sono poco più di 30) anche a costo di far pagare qualche euro in più. Ne vale la pena, come leggerete nella nostra recensione completa. Un solo consiglio: fate tappa al ristorante solo dopo l’eventuale camminata, altrimenti faticherete a sollevare i piedi da terra…

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Il mio nome è Monzù

Il monzù (una derivazione dal francese monsieur) era, nella Napoli angioina e borbonica, un cuoco di altissimo rango, paragonabile a un moderno chef stellato. Non è quindi certo casuale il nome scelto per il Monzù Bistrot, ambizioso localino di recente apertura a Milano, nel quartiere di Porta Romana: è il modo in cui Alessandro Teo, rampollo della famiglia che da oltre un secolo gestisce il celebre e raffinato ristorante Umberto di Napoli, ha voluto richiamare le sue origini. Il menu, invece, contiene pochissimi riferimenti alle cucine regionali: si nota invece benissimo la mano dello chef, sia nei creativi e originali abbinamenti, sia nella cura delle preparazioni. Tra i piatti più riusciti segnaliamo gli gnocchetti di polenta con lardo, crema di castagne e porri croccanti, o il maialino cotto piano piano con purea di mela annurca e spinaci crudi, irresistibile fin dal nome! Non lasciatevi ingannare dunque dai mattoni a vista e dall’arredamento postmoderno: non siamo di fronte all’ennesimo tentativo di ristorante alla moda, ma a una sincera e ben riuscita proposta di cucina creativa. Vale senz’altro una visita, anche perché con app come TheFork è possibile limitare di molto la spesa. Non mancate di leggere la nostra recensione completa… e approfittando dell’occasione, vi auguriamo un felice Natale e buone feste!

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I gioielli della Corona

Ci sarà un motivo se ogni quattro anni, più o meno, vi parliamo della Trattoria Corona di Buscate, nell’estremo Nord-Ovest della provincia di Milano. Forse perché la cadenza quadriennale è quella che più si addice agli eventi destinati a lasciare il segno (vedi Olimpiadi ed elezioni di presidenti USA). O forse perché riuscire a organizzare una cena da Bramino, al secolo Abramo Merlotti, richiede tempi lunghi, ma lunghi davvero. Tanto per cominciare, bisogna essere molto previdenti: se non si prenota con almeno due mesi di anticipo – e per piccoli gruppi – non ci sono speranze di trovare posto nel periodo più ambito dell’anno, ossia da novembre a febbraio, quando sulle tavole dell’antico ristorante fa la sua comparsa la celeberrima cassoeula (o cassoela). Come abbiamo già ricordato in altre occasioni, benché questo piatto sia tra le pochissime tipicità gastronomiche del territorio, trovarlo al ristorante non è affatto facile. La cassoeula è infatti un classico della cucina casalinga, e interrogato sull’argomento un qualunque abitante della zona vi risponderà la stessa cosa: “Nessuno la fa come mia nonna!“. Ma non avendo nonne a disposizione, e nemmeno gli strumenti per una degustazione incrociata, non resta che accontentarsi: si fa per dire, perché quella della trattoria Corona è davvero eccezionale, apprezzatissima anche dai “locals”, e la lista d’attesa lo testimonia. La qualità del piatto è fuori discussione, anche perché (a differenza di altre versioni) vengono utilizzate solo carni di maiale di prima qualità, in particolare costine, escludendo quindi le salsicce e altri tagli più poveri. Tutto il resto è solo un contorno, ma vale decisamente la visita: non vi resta quindi che leggere la nostra recensione aggiornata e… prenotare subito per il 2019!

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Caro el me Toni

Il Canavese – interessato proprio in queste ore da un’ondata di maltempo che ci auguriamo non lasci troppi strascichi – non è certo tra le zone più pubblicizzate e visitate del Piemonte, ma sospettiamo che ai torinesi vada benissimo così. Non è da tutti infatti poter godere, a pochi chilometri dalla città, di una tale oasi di pace e tranquillità, tra panorami incantevoli e castelli medioevali. E, naturalmente, eccellenze gastronomiche: tartufi, formaggi, vini pregiati. Tra i tanti ristoranti che si adoperano per valorizzare questo patrimonio emerge prepotentemente la Trattoria Barba Toni, creata nel 2001 a Orio Canavese dalla fantasia di Alain Zanolo: e di fantasia ce ne vuole anche per chiamarla trattoria, visto che si tratta a tutti gli effetti di un ristorante elegante, raffinato e piuttosto costoso (45-50 euro per un pasto completo). Ma mai come in questo caso la straordinaria qualità delle materie prime e la meticolosa cura nella preparazione dei piatti ripagano la spesa, tanto da rendere davvero ardua la selezione dei piatti: bisognerebbe assaggiare tutto il menu! Per scoprire cosa abbiamo scelto non vi resta che leggere la recensione completa, mantenendo un focus particolare sulla fornita cantina: tra un corposo Nebbiolo, un fresco Erbaluce e l’immancabile passito di Caluso, le soddisfazioni non mancheranno di certo.

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Casa Raimondi

Quando una formula è vincente non c’è nessun motivo per cambiarla: così, anche nel mondo della ristorazione, è perfettamente normale che un ristorante rimanga immutato e intoccabile nel tempo. Specie se è un locale tradizionale come l’Agriturismo Raimondi Cominesi, disperso nelle campagne nei pressi di Garlasco: a ben 8 anni dalla nostra ultima visita siamo tornati sul luogo del “delitto” e, oltre a gustare finalmente le celebri costine di maiale per cui il ristorante è giustamente famoso, abbiamo ritrovato tutto esattamente identico a come l’avevamo lasciato. Piatti semplici e genuini, porzioni particolarmente abbondanti (con bis a richiesta), atmosfera conviviale e prezzi alla portata di chiunque: insomma, tutto quanto ci si aspetta da un vero agriturismo. Leggete la nostra recensione aggiornata per tutti i dettagli!

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Vai sul siculo

Si potrebbe dire con una battuta: quando non sai dove mangiare a Milano, vai sul sicuro, o meglio sul siculo. I ristoranti siciliani, molto diffusi nel capoluogo lombardo, sono infatti solitamente garanzia di una buona qualità media e di prezzi non eccessivi. Ma un conto è accontentarsi di onesti piatti tradizionali, altro approfittare di un’offerta culinaria ricca e creativa. Come quella della Bottega Sicula, uno degli innumerevoli ristoranti che gremiscono la zona di corso Lodi: lo chef Bastien è abilissimo nel comporre i suoi piatti abbinando sapientemente ingredienti come alici mozzarella di bufalagamberi di Mazara pecorino di Bronte, e il resto lo fanno il pesce freschissimo e l’ambiente accogliente e riservato. I prezzi si aggirano sui 45 euro per un pasto completo, dall’antipasto al dolce (vino compreso): mai come stavolta è una cifra ben spesa. Per i dettagli vi rimandiamo come sempre alla recensione completa!

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