Il conto del Gallo

Se per voi Rovato è soltanto un’uscita della A4 tra Bergamo e Brescia, preparatevi a cambiare molto velocemente prospettiva. Basta farsi un giro di un paio di chilometri fuori dal casello per raggiungere la Trattoria del Gallo, un ristorante che non si può non definire un tempio della cucina franciacortina. Per chi è della zona il locale è una vera e propria istituzione, luogo d’elezione per pranzi di famiglia o cene di lavoro e per celebrare occasioni importanti. Merito, certo, della squisita accoglienza e dell’atmosfera tranquilla e raffinata ma informale; ma merito soprattutto dell’eccezionale cucina che da anni propone nella loro migliore versione i piatti della tradizione, concedendosi anche qualche deliziosa variazione sul tema.

Un cavallo di battaglia della casa sono gli ingredienti a chilometro zero, molti dei quali sono Presìdi Slow Food, come le sarde del Lago d’Iseo o il formaggio Strachitunt. E poi ci sono i piatti tipici della zona: Rovato è la città del manzo all’olio, ma qui si possono trovare anche altri classici come casoncelli, bollito misto, spiedo bresciano, e un vastissimo assortimento di vini locali, dal Curtefranca Rosso alle bollicine. Insomma: uno di quegli indirizzi da annotare assolutamente. Aggiungete ai preferiti la nostra recensione completa e ricordatevene la prossima volta che percorrerete la A4…

Trattoria del Gallo

Annunci

Chiare, fresche, dolci acque

Una gita sulle rive del Po, di questi tempi, rischia di essere un’esperienza malinconica e struggente, con la portata del fiume più imponente d’Italia ridotta ai minimi storici. Augurandoci che arrivino presto tempi migliori, vale comunque la pena di spingersi fino al ponte di Mezzana Bigli, in provincia di Pavia, se la meta è la piccola locanda Acquadolce: un ristorantino elegante e curato ma informale, dove gli ingredienti della tradizione si sposano con un tocco di creatività e di sperimentazione. I legami con il territorio, naturalmente, non mancano, a partire dal freschissimo fritto di fiume (nella foto) con rane e pesciolini, per continuare con il pesce d’acqua dolce di giornata e il prelibato prosciutto d’oca; nel menu, tuttavia, troviamo anche piatti più elaborati e fantasiosi, come i risotti della casa e i tortelli con cacio, pere e mandorle. Un plauso particolare la merita la cantina, ricca di sorprese locali (Buttafuoco in testa) e non: affidatevi ai consigli del gestore! Abbiamo già detto troppo: per saperne di più non vi resta che sedervi sulla riva del fiume e aspettare la nostra recensione completa.

20190331_220525

Dal cavallo al lupo

Di tanto in tanto le Locuste tornano sui loro passi, anche solo per controllare di non aver lasciato avanzi, ed è per questo che alcune delle nostre recensioni vengono periodicamente aggiornate. Certo quello dell’esaurimento delle risorse non è un pericolo che corre l’Agriturismo La Favorita di Vigolzone, a pochi km da Piacenza: in questa grande tenuta in collina, popolata da splendidi cavalli, ogni pranzo somiglia a un banchetto di matrimonio, ed è impossibile alzarsi da tavola prima di qualche ora. Dai tempi della nostra precedente visita (datata addirittura 2007!) non è cambiato molto, ed è un eufemismo: in realtà tutto è rimasto assolutamente identico, persino nei più piccoli dettagli. Il menu continua a rappresentare un perfetto compendio della tradizione piacentina, dalla torta fritta con salumi alla coppa arrosto, passando per gli strepitosi tortelli con ricotta ed erbette e gli immancabili pisarei e fasö. Vista l’abbondanza, il prezzo (35 euro) è più che adeguato e l’agriturismo resta, oggi come allora, il luogo ideale per un’abbuffata da grandi tavolate.

20190317_153343

Al contrario, si trova sempre qualche gradita sorpresa alla Cascina del Lupo, ristorante che in un contesto piuttosto insospettabile – la poco amena periferia di Busto Arsizio – riesce a proporre un’atmosfera accogliente e raccolta e un’interessante cucina creativa. Il grosso del menu è rimasto lo stesso, ma tra le novità possiamo segnalare gli sfiziosi pici al ragù di faraona con brandy e pistacchi e anche il cosciotto d’agnello ripieno con fagiolini e asparagi. Sempre ben fornita la cantina. Per saperne di più vi rimandiamo alla recensione aggiornata!

20190315_211755

Fiocchi di bontà

Tra Piemonte Sicilia c’è di mezzo il mare, ma le distanze possono magicamente annullarsi se ci si ritrova in un angolo di Torino incastonato tra due luoghi simbolo per gli sportivi locali, lo stadio Olimpico e il Filadelfia. L’osteria La Cena coi Fiocchi, nome ambizioso ma ben suffragato dai fatti, sarà anche poco appariscente, ma grazie al passaparola si è conquistata una clientela agguerrita e numerosa: prenotare è indispensabile, anche perché il locale è davvero piccolo. Sull’insegna c’è scritto “cucina viva” e non è un caso: al menu alla carta, già di per sé molto ricco e variegato, si aggiungono infatti ogni giorno piatti originali frutto della creatività dello chef, come il delizioso risotto al cavolo viola, guanciale e fonduta che vedete in foto, o i misteriosi baci e abbracci (leggere la nostra recensione per saperne di più). E poi, come accennato, c’è la contaminazione tra le due tradizioni regionali: tanto profonda e riuscita che nel ristorante si possono gustare, con identica soddisfazione, pasta con le sardeagnolotti dal plin, cuscus alla trapanese e fritto misto alla piemontese, cassata siciliana (davvero eccellente) e bicerin, o uno degli altri caffè “speciali” della casa. Insomma, una piacevole sorpresa, a prezzi contenuti e in un ambiente lontano anni luce dalla frenesia del centro.

20190217_135550

Pollice verde

Questa è una non-recensione, perché The Botanical Club è un non-ristorante: si sarebbe quasi tentati di definirlo un non-luogo, se non fossimo fin troppo evidentemente a Milano. Sofisticato nell’atmosfera, raffinato nel design, ruffiano nelle luci soffuse che spuntano tra una pianta tropicale e l’altra, questo locale è l’archetipo del cocktail bar meneghino e si trova, non a caso, al centro della strada più chic della città, quella via Tortona diventata da ormai un decennio il luogo di ritrovo prediletto dei milanesi alla moda (ci sono poi altre due sedi, in via Pastrengo e via Melzo).

Al Botanical si mangia, e visto il contesto il menu non può che essere di stampo fusion: esempi concreti sono il pokè-gunkan, un incrocio tra il tipico pesce crudo alla hawaiana e uno dei più diffusi tipi di sushi giapponese, il ceviche di dentice, il taco di gambero con salsa verde e mayo al rocoto, e molto altro ancora. Rientra in questa casistica, ma in chiave più tradizionale, anche il discreto risotto giallo con tartare di tonno. Il piatto più sostanzioso è il fritto del Generale, composto da pollo e gamberoni (ma in realtà soprattutto pollo), mentre non soddisfa dal punto di vista quantitativo il lobster roll, a base di aragosta. I prezzi sono piuttosto elevati, dai 12 ai 20 euro a piatto, pokè escluso. Più che per una cena completa, il menu è l’ideale per accompagnare uno dei fantasiosi ed elaborati cocktail, basati su profumi e sapori originali: zafferano, liquore al fico, bitter al sedano, miele di agave e molto altro ancora. Idee interessanti, anche se alla prova dei fatti almeno due creazioni (il Ray Manzarek a base di rum e il fresco Come Giulia, con vodka) sono un po’ deludenti, perché eccessivamente sbilanciati dall’utilizzo del lime. Irresistibile invece, fin dal nome, l’Akira Kurosour, mix di bourbon, frutta esotica e caffè. Nel complesso: un luogo ideale se volete fare bella figura, senza badare troppo al portafoglio.

20190209_214609

Appuntamento con la storia

Si chiama “Storico”, ma è stato inaugurato soltanto nell’ottobre del 2017; ha l’aspetto di un moderno e stiloso wine bar, ma nasconde un’anima da osteria a conduzione familiare. Fa di tutto per trarre in inganno i suoi clienti lo Storico Cafè di Gallarate, in provincia di Varese, ma alla fine li coccola e li sollazza con tante apprezzatissime attenzioni. Tra le quali includiamo anche il prezzo meritevolmente basso: non più di 40 euro per un pasto completo dall’antipasto al dolce, con abbondante vino. Il menu, rigorosamente scritto a mano sulla lavagna, è composto da piatti semplici ma accattivanti e molto eterogenei: si passa dai fusilloni toma e porcini (nella foto) alla polenta e cinghiale. Complessivamente una bella sorpresa, il posto ideale per una cena senza troppi fronzoli ma in un ambiente accogliente e piacevole: maggiori dettagli li troverete nella nostra recensione completa. Un solo appunto ai gestori: una lista dei vini è davvero indispensabile, altrimenti la scelta diventa una partita a mosca cieca… ed è un peccato, perché la cantina nasconde (anche qui) alcune perle davvero interessanti.

20190119_220705

A Norman di legge

Cosa serve per trasformare un ristorante “qualunque” in un posto speciale? Estro, creatività e un po’ di furbizia non guastano. Al Norman di Milano le hanno dimostrate tutte: prima di tutto, adeguandosi al trend ormai imperante dell’arredamento vintage, con tanto di pentole e vecchie insegne alle pareti. Poi, caratterizzando un locale altrimenti anonimo per mezzo della narrazione: la storia del mitico Norman, scrittore americano che facendo tappa a Milano ritrovò l’ispirazione, è riportata su tutte le tovagliette. Infine, scegliendo un menu semplice e accattivante, incentrato su diversi tipi di risotti (una formula che in città funziona sempre, dai tempi dell’indimenticata Isola Fiorita) e sulla carne alla griglia, accanto a qualche classico della cucina locale come la cassoeula o l’ossobuco con risotto (nella foto). Il mix funziona alla grande, anche se i prezzi appaiono un po’ troppo alti per la tipologia di locale. Il ristorante, comunque, è sempre pieno e il consiglio è quello di prenotare, ma non prima di aver letto la nostra recensione completa!

20190106_210817