Facciamo alla romena

Il centro storico di Bucarest è un sorprendente e insospettabile mix tra una città fantasma e un parco divertimenti per adulti che non ha nulla da invidiare a Las Vegas: costruzioni in rovina e negozi dal design all’avanguardia, antichi edifici abbandonati e sfrenati locali notturni si susseguono senza soluzione di continuità. In mezzo naturalmente ci sono anche i ristoranti, che, a saperli scegliere con accortezza, offrono un campionario assai interessante e a buon mercato della gastronomia rumena. Alcuni di essi sono veri e propri monumenti storici, come l’Hanu’ Lui Manuc, il più antico albergo della città, datato 1802 e dotato di una spettacolare corte interna: vale la pena di visitarlo anche solo come attrazione turistica – e infatti è inserito in tutti gli itinerari guidati – ma la cucina è ottima e le specialità locali sono servite nella loro migliore versione. Specialità che, è bene dirlo, non sono adatte ai deboli di stomaco: dalle sarmale (involtini di verza ripieni di carne macinata) ai mici (salsiccette speziate), per arrivare alle varie ciorbe (zuppe) e ai dolcissimi papanasi (ciambelline fritte al formaggio), il menu comprende ben poco di  dietetico.

Il ristorante più famoso della città è comunque senza dubbio il Caru’ cu Bere, che di anni di attività ne ha “solo” 130 ma può contare su un perfettamente conservato arredamento neo-gotico e, nonostante gli oltre 200 coperti, è perennemente strapieno. Merito dei prezzi bassi, della birra artigianale e di alcuni piatti-feticcio come un pantagruelico stinco di maiale. Meno famoso, meno storico e più sobrio, ma ugualmente (o forse più) rappresentativo della tradizione è la Crama Domneasca: il livello dei prezzi qui è appena più alto, ma i piatti sono impeccabili (da non perdere le salsicce di montone) e le porzioni davvero abbondantissime. Infine, sempre nel centro storico, ci si può concedere una breve sosta alla birreria Hanul cu Tei, altro locale che sta per tagliare il traguardo dei due secoli di vita e che occupa praticamente un’intera via, frequentatissima dagli studenti della vicina università.

Una piccola avvertenza per chiudere: nel conto dei ristoranti rumeni le mance non sono incluse, ma sono comunque attese, nella misura di almeno il 10% del totale (meglio se il 12%). Tenetene conto nel programmare il vostro budget, che comunque non sarà inaffrontabile: è davvero difficile andare oltre i 30 euro di spesa per un pasto completo.

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Le mystère des plats bulgares

La cucina della Bulgaria non brilla certamente per varietà, ma per il visitatore occasionale non si tratta necessariamente di un difetto: grazie a questa caratteristica, infatti, anche con una breve incursione di pochi giorni nella capitale Sofia è possibile farsi un’idea abbastanza precisa della gastronomia del paese balcanico. Un’idea tutt’altro che negativa: i piatti bulgari, robusti e appetitosi, costituiscono un interessante mix tra sapori più noti (almeno alle nostre papille) come quelli della cucina turca, greca e mitteleuropea. Tra le preparazioni più caratteristiche si segnalano i kebapcheta, tipiche salsiccette speziate, le kufteta, polpette di carne di manzo e maiale, e il katak, un mix di yogurt e formaggio, simile allo tzatziki greco; molto gustosi sono anche i dolci.

Per un primo approccio vi consigliamo due locali diametralmente opposti per location e atmosfera, ma praticamente identici nel menu: il Divaka, situato in pieno centro, è un modernissimo ristorante pensato per una clientela internazionale, che però presenta tutti i classici della cucina bulgara accanto a un corposo assortimento di carne alla griglia. Il Borimechkata si trova invece nel cuore del quartiere universitario ed è la fedele riproduzione di una taverna di campagna, con tanto di arredi in legno, musiche folcloristiche e camerieri in costume: la sostanza però resta simile, con qualche prelibatezza in più come i gustosi bocconcini di formaggio fritto (nella foto). Entrambi i locali, per fortuna, offrono un pratico menu in inglese in alternativa all’alfabeto locale, incomprensibile per i profani. Per finire, una caratteristica importante dei ristoranti cittadini, come peraltro di Sofia in generale, sono i prezzi imbarazzanti: si può portare a termine un pasto completo con l’equivalente di 10 euro!

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Altro ke ristoranti!

Sia pure con il solito inqualificabile ritardo, eccoci pronti ad aggiornarvi sugli esiti delle ultime missioni gastronomiche. La nuova recensione vera e propria riguarda l’Altroké, un giovane ristorante di Milano dalla formula ancora da perfezionare: le porzioni sono un po’ troppo ridotte e i prezzi, al contrario, decisamente esagerati, anche se bisogna tener sconto dei fortissimi sconti che arrivano fino al 50% (per esempio prenotando tramite The Fork). Per contro l’entusiasmo non manca, e neppure le idee: alcuni piatti sono molto interessanti, come la cacio e pepe al battuto di gamberi rossi, altri semplici ma ben riusciti (vedi il polpo croccante su vellutata di patate e porri). Vi rimandiamo come sempre alla nostra recensione completa per approfondire.

Sempre a Milano, ma diametralmente opposto sia per location geografica sia per tipologia, ecco Al Padellone: una ruspante steakhouse e pizzeria al trancio amata dai bikers, ma ideale anche per chi vuole godersi una buona grigliata di carne a prezzi non eccessivi. E infine, per l’ultimo consiglio, ci spostiamo a Settimo Torinese: qui troverete il ristorante René, che si farebbe già amare con i suoi manifesti dei film di Pozzetto e Calà alle pareti, ma poi irrobustisce l’impressione iniziale con ottimi piatti di cucina piemontese, dal vitello tonnato ai risotti. Da testare più approfonditamente!

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Pietre miliari

Ci sono ristoranti che nel corso degli anni riescono a trasformarsi in irrinunciabili punti fermi mentre il mondo intorno a loro cambia vertiginosamente: è il caso dell’Osteria Le Pietre Cavate, una vera e propria istituzione in zona corso Sempione a Milano. Questo locale aperto da più di quarant’anni, di chiara ispirazione toscana, ha però arricchito il suo menu con diversi piatti a base di pesce, fino a diventare uno degli ultimi esemplari di ristorante “per tutte le stagioni“, una specie ormai in via di estinzione. La specialità della casa resta comunque la carne alla brace, in particolare fiorentinafiletto; il resto lo fanno l’atmosfera calda e la non banale attenzione al cliente. Per saperne di più, non vi resta che leggere la nostra recensione completa!

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Il grande fritto

Se la tentacolare metropoli (si fa per dire) che risponde al nome di Milano ha un pregio culinario, è indubbiamente la varietà: in città è rappresentato qualsiasi tipo di cucina, italiana o internazionale, e in caso di necessità è possibile soddisfarvi anche il desiderio gastronomico più inconsueto. Se per esempio vi venisse voglia di fritto misto alla piemontese… ebbene sì: cercando attentamente, e prenotando con un certo anticipo, potete togliervi lo sfizio alla Trattoria Aurora, un locale di stampo antico che tra l’altro oggi appare come una mosca bianca nel contesto modaiolo e stylish di via Savona. Il servizio impeccabile e la cornice in stile liberty rendono ancora più piacevole un’esperienza che è da consigliare solo agli stomaci forti: cotoletterognonianimellecervella, e ancora piedini, cuore, fegato, filetto, persino gamberi e rane, si susseguono senza tregua per almeno 15 portate, fino ad arrivare al dessert (naturalmente fritto), per chi ci riesce. Il tutto all’insegna della qualità e anche della leggerezza, compatibilmente con l’abbondanza delle porzioni! Ma oltre al fritto, il ristorante ha molte altre frecce al suo arco: per scoprirle, leggete la nostra recensione completa.

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David diventa Golia

Sull’impero di David Ranucci magari a volte il sole tramonta, ma di sicuro quando accade nessuno corre il rischio di soffrire la fame. Dai tempi della leggendaria osteria Giulio Pane e Ojo il ristoratore laziale, che ama definirsi “oste da cent’anni”, si è espanso – è il caso di dirlo – a macchia d’olio fino a conquistare buona parte del quartiere di Porta Roma a Milano: prima è arrivato il locale gemello Abbottega e poi, a distanza di qualche anno, l’ampia e accogliente trattoria Casa Tua, sempre nel raggio di pochi metri. Le sfumature regionali dei tre ristoranti sono leggermente differenti (a Casa Tua siamo sul confine tra Lazio e Toscana), ma la formula è assolutamente identica: piatti semplici e tradizionali, arredamento vintage e spartano, porzioni molto abbondanti. In effetti, il menu offre una notevole varietà di classici della cucina toscana, come ribollitacacciucco, ma anche di quella laziale, vedi i bombolotti alla gricia; e pure i secondi, tutti di carne, sono nella scia della gastronomia tipica locale. Peccato che l’idea, ormai imitata da chiunque e non solo a Milano, alla fine rischi di mostrare un po’ la corda, e che la qualità dei piatti non sempre soddisfi le aspettative. Per saperne di più, non vi resta che affidarvi alla nostra recensione completa!

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A passo di lumaca

Quando si parla di cibo, l’effetto sorpresa è spesso purtroppo un fenomeno negativo, nel senso che il ristorante non risponde alle aspettative del cliente in termini di qualità, servizio o prezzi. Ci sono però anche i casi contrari e sono quelli che danno più soddisfazione: nella non troppo ampia casistica possiamo senz’altro inserire la Trattoria Podazzera di Vigevano, in provincia di Pavia. Un locale che dall’esterno si presenta come un fabbricato anonimo (un’ex cascinale) e con una sospetta insegna gialla al neon, ma che nasconde in realtà un piccolo gioiello: un ristorante dall’atmosfera tranquilla e raccolta, dall’originale arredamento vintage, e soprattutto focalizzato sulla cucina di qualità, nel rispetto della tradizione lombarda (ma non solo). L’oca, specialità della vicina Mortara, è uno dei cavalli di battaglia del locale, sotto forma di salumi, di sugo per le tagliatelle artigianali o di prelibata scaloppa di fegato; ma ci sono anche altre prelibatezze, a partire dalle lumache trifolate e dal poco conosciuto figadej, un insaccato di interiora di maiale che si fregia della denominazione De.Co. Non vi resta che consultare la nostra recensione completa per maggiori informazioni… Nel frattempo cogliamo l’occasione per augurare buon Natale e buone feste a tutti!

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