I poeti della piadina

19 maggio 2017

La pubblicità televisiva ha sicuramente molte colpe ma anche qualche piccolo merito: tra questi, quello di aver fatto conoscere al grande pubblico il poeta Tonino Guerra e il suo incantevole borgo, Santarcangelo di Romagna. Quel “piccolo mondo antico” oggi è una vera e propria attrazione turistica, una sorta di museo a cielo aperto di cui naturalmente fa parte a pieno titolo anche il cibo: l’Osteria La Sangiovesa, che da Guerra era assiduamente frequentata, è una tappa obbligata non soltanto per gustare le prelibatezze locali, ma anche per ammirare il suo repertorio di ceramiche e utensili d’epoca e le straordinarie cantine scavate nel tufo. Qui, comunque, ci concentriamo essenzialmente sull’aspetto mangereccio, e anche su quello c’è parecchio da dire: eccezionali piadine preparate nei fornelli “a vista” all’interno del ristorante, salumi di qualità prodotti nelle vicine tenute di proprietà, e poi ancora gnocchi di ricottaconigliopiccione, la deliziosa zuppa inglese… Insomma, un perfetto bignami della cucina romagnola, anche se i prezzi non sono proprio da osteria. Per saperne di più non resta che leggere la nostra recensione completa!

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La piadina è protetta

25 gennaio 2013

Ne avevamo parlato più di un anno fa, adesso un aggiornamento è doveroso: la piadina romagnola dal 21 gennaio ha il suo disciplinare Igp, come sancisce l’apposito decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Risolta, a quanto pare, la diatriba tra riminesi e ravennati: la “vera” piadina potrà infatti essere di due tipologie, quella romagnola più spessa (4-8 mm), rigida e friabile, quella di Rimini più larga, morbida e sottile. Per ottenere l’Indicazione Geografica Protetta, inoltre, la piadina dovrà essere prodotta nel territorio delle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna o Bologna, utilizzando come ingredienti soltanto acqua, farina, sale, grassi e lievito e, ovviamente, senza conservanti o additivi artificiali. Coinvolte una quarantina aziende con un fatturato di circa 100 milioni di euro all’anno.
A suo tempo, la decisione di dotare la piadina di un disciplinare Igp aveva scatenato non poche polemiche soprattutto in seno a Slow Food, i cui rappresentanti ritenevano che le nuove norme proteggessero le grandi realtà industriali più che i piccoli produttori. La situazione sarà cambiata?

Sono anni davvero strani per la gastronomia italiana, e non solo. Prima i difensori a oltranza dell’agricoltura solidale fondano una catena di supermercati, poi il simbolo universale del fast food tenta di accreditarsi come “slow” per rifarsi un’immagine. E adesso il prodotto più commerciale della tradizione romagnola, quella stessa piadina che Samuele Bersani sognava di esportare in India, prova a entrare nel nobile club degli alimenti certificati, dotandosi di un disciplinare IGP. Un progetto in discussione proprio in queste ore alla Camera di Commercio di Rimini, che però non incontra affatto l’approvazione di Slow Food: non abbastanza rigorose e restrittive, secondo l’associazione, le regole predisposte dalle associazioni dei produttori. “Difendere la vera piadina tradizionale – dice il vicepresidente Silvio Barbero – significa opporsi a una proposta di Igp che rischia di spazzare via saperi e conoscenze che sono patrimonio del territorio, solo per sostenere una logica economica industriale”. E il presidente della Condotta Regionale dell’Emilia-Romagna, Antonio Cherchi, rincara la dose: “Non si può equiparare la Vera Piadina Romagnola dei chioschi a quella prodotta industrialmente e conservata nei sacchetti di plastica per la vendita nei supermercati”. Chi vincerà?