Da Buenos Aires a Legnano

Divise dall’oceano ma unite dalla storia… e dalla griglia: sul legame tra Italia Argentina si sono scritti libri interi e non è il caso di tornarci sopra, anche perché ne abbiamo parlato diffusamente ai tempi del nostro viaggio nel paese delle pampas. Ed è proprio in virtù di quella splendida avventura se oggi possiamo parlare con cognizione di causa della cucina argentina e dare un giudizio decisamente positivo su La Parrilla (= la griglia, appunto), nuovo ristorante a due passi dalla stazione di Legnano, in provincia di Milano. Il menu, ovviamente incentrato sulla carne di manzo, è filologicamente perfetto: ci sono tutti i tagli più pregiati, dal lomo al bife ancho passando per il prelibato diaframma, le immancabili empanadas di antipasto, le migliori bottiglie di Malbec (da provare il Don Diego). Persino i dettagli sono curatissimi, come dimostrano la presenza del chimichurri – una gustosissima salsina per accompagnare la carne – e persino del liquore Legui. Qualche perplessità, semmai, la lasciano la non eccezionale offerta all you can eat e l’inconsueta illuminazione (o meglio, non illuminazione) della sala. Vi rimandiamo come di consueto alla nostra recensione completa per tutti i particolari!

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Una cotta per il mosto

Da diverso tempo non partecipavamo alle benemerite cene birrarie organizzate dall’enopub Il Barbaresco di Legnano, un ciclo di incontri di grande successo alla cui inaugurazione avevamo partecipato ben 4 anni orsono. Se siamo tornati sul luogo del delitto il merito è tutto del giovane ma già premiatissimo Birrificio Sagrin di Calamandrana (Asti), che ci ha incuriosito con le sue creazioni originali e, alla prova dei fatti, non ha certo deluso le attese. I due titolari BeppeBilly, al secolo Giuseppe Luci e Matteo Billia, con cui abbiamo avuto la fortuna di dividere il tavolo, dimostrano notevoli capacità di coinvolgere il pubblico interpretando i ruoli del “poliziotto buono e poliziotto cattivo“: pragmatico e dissacratorio il primo, filosofico e tecnico il secondo. Ma a garantire il successo del birrificio non sono certo – o almeno non soltanto – le doti affabulatorie dei suoi proprietari.

20180323_203550 Il Birrificio Sagrin è noto soprattutto per essere tra i principali artefici della diffusione dell’IGA, uno stile birrario tutto italiano: la sigla sta per Italian Grape Ale, e identifica la birra prodotta con l’aggiunta di mosto di vino. In assenza però di un qualsivoglia disciplinare, la definizione è del tutto vaga: per farla breve, ognuno fa a suo modo, dai pionieri del birrificio Barley in poi. La scelta del Sagrin è stata quella di utilizzare una percentuale di mosto molto limitata (tra il 5% e il 10%) e di aggiungerlo direttamente in fermentazione, realizzando così prodotti che devono molto al vino per aromaticità ed equilibrio, ma che al tempo stesso conservano una fortissima identità birraria. A questo poi si aggiunge la collaborazione con aziende vinicole di grande affidabilità come Dogliotti 1870 e Valfaccenda, che assicurano la fornitura di mosto di qualità.

Arriviamo così alla cena dello scorso 23 marzo, aperta da due birre che con lo stile IGA non hanno nulla a che fare, ma che testimoniano perfettamente l’originalitàcreatività del birrificio. La prima è la “piccante” Bacialè, una sfiziosa saison leggermente speziata con aromi che stupiscono anche per l’azzardato mix Nord-Sud: menta di Pancalieri e scorza di limoni di Sorrento. Perfetto anche l’abbinamento: mozzarella di bufala, zucchine alla menta e un godurioso crostino agli agrumi. Come primo piatto, i più classici maccheroncini all’amatriciana sono stati invece accompagnati dalla T.Malefica, una triple “mascherata”: tutte le caratteristiche dello stile belga, ma con in più almeno due mesi di fermentazione in bottiglia, che le conferiscono un caratteristico aroma. Birra ingannevolmente beverina ma dalla non indifferente gradazione alcolica, a cui si deve la denominazione (e per carità di patria sorvoliamo sul significato della “T”).

Entriamo finalmente nel regno delle IGA con le restanti due portate: la prima vede protagonista la famosa Roè, recentemente premiata con la medaglia di bronzo al Bruxelles Beer Challenge. Si tratta di una birra prodotta con mosto di uve Arneis, e in tal senso non lascia dubbi il marcatissimo profumo floreale: il gusto è delicato ma anche profondo, con una nota amara non indifferente. Essenziale, quest’ultima, per premiare un abbinamento in apparenza molto osé, quello con l’agnello arrosto ai cipollotti borettani: pare impossibile, ma la Roè è perfetta per temperare il sapore selvatico della carne ovina. Meno azzeccato, invece, l’ultimo abbinamento: la ciambella con mandorle, canditi e zabaione è deliziosa, ma il contrasto con l’esuberante Samos risulta eccessivo. Dolcezza e acidità finiscono per annullarsi a vicenda, lasciando la bocca praticamente neutra. Ciò nonostante, la IGA realizzata con mosto di uve Moscato lascia il segno: fresca e fruttata (ma per nulla dolce), la birra si fa apprezzare anche come aperitivo.

Attendiamo la prossima occasione per degustare le altre creazioni del Sagrin, tra cui la Monfrà con mosto di Barbera: a quanto pare trovarle in giro non è facilissimo, ma chi si trovasse in zona può rivolgersi direttamente al Barbaresco. Prosit!

 

 

La brace nel mondo

I ristoranti specializzati in carne alla griglia non si contano più, specialmente nell’Altomilanese: la bistecca è in fondo il piatto più ingannevolmente “facile” da preparare, ma dando un’occhiata più approfondita non è così semplice trovare il giusto mix tra qualità delle materie prime, preparazione e prezzi. Dalla Padella alla Brace, griglieria di Legnano con un bel tratto di storia già alle spalle, in questo senso è una garanzia: fiorentine, tagliate, costate e tagli più originali (da provare la “cube beef”) senza troppi ammennicoli e a prezzi tutto sommato abbordabili. Il problema sta semmai nel resto: tra antipasti, contorni, dolci e altri optional il conto finisce per alzarsi un po’ troppo. Ma il ristorante si fa perdonare con una cantina ottimamente selezionata e in generale, vista anche la posizione comoda, resta un indirizzo ideale per i carnivori della zona. Per saperne di più leggete la nostra recensione completa e, già che ci siete, fate un salto (virtuale) anche in un locale molto vicino, che alla griglia unisce piatti più elaborati e raffinati: il ristorante Cascina del Lupo di Busto Arsizio, del quale abbiamo pubblicato la recensione aggiornata.

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Da Quintilio a… Quintilio

Avere a disposizione un database di oltre 530 recensioni (più svariate decine di segnalazioni) implica generalmente due cose: la prima è essere molto invecchiati, la seconda è doversi di tanto in tanto “sacrificare” e tornare sul luogo del delitto per un aggiornamento. Questa settimana ve ne proponiamo ben tre, anche se il primo vince a mani basse: nel caso del Quintilio Ristobar di Alghero, infatti, l’aggiornamento è in realtà una revisione totale e completa, a partire dal nome. Quello che era un semplice chiosco sugli scogli si è trasformato in un elegante ristorante per cene romantiche a base di pesce, a prezzi che in un decennio sono più che raddoppiati: valeva la pena di tornarci? Rispondiamo di sì, perché la qualità delle materie prime è eccellente e il panorama – unico a rimanere immutato! – assolutamente straordinario. Per saperne di più non vi resta che leggere la nostra recensione, e a questo punto concedetevi anche un “ripasso”: l’Enopub Il Barbaresco di Legnano, che di cambiamenti così radicali non ne ha mai conosciuti, meritava comunque un’ulteriore visita e una conferma delle sue ben note qualità. Più che positivo anche il “test sul campo” dell’Agriturismo I Moresani di Casal Velino, nel cuore del Cilento: famosa per la produzione di Presìdi Slow Food come il Cacioricotta di pecora e l’oliva ammaccata, l’azienda ha dimostrato ottime doti anche nel campo della ristorazione.

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Like eating Glass

Non c’è che dire, Legnano continua a riservare belle sorprese dal punto di vista gastronomico: a punti di riferimento ormai storici come il Barbaresco o la pizzeria di Via Montegrigna si stanno aggiungendo negli ultimi tempi una serie di alternative che vanno a costruire un’offerta variegata e interessante. Tra questi c’è senza dubbio il Glass, già noto come stiloso cocktail bar dall’arredamento post-industriale, ideale per aperitivi raffinati; il menu della cena, inizialmente basato sugli hamburger, si è strutturato negli anni fino a raggiungere un equilibrio quasi perfetto tra qualità dei piatti e virtuosismi culinari. La peculiarità del Glass è l’abbinamento di ciascun piatto a un cocktail, ma anche le portate in sé si lasciano apprezzare: citiamo a titolo di esempio la piovra scottata con crema di zucca e amaretto o il filetto di maiale con porcini e miele al peperoncino. I prezzi sono medio-alti, ma ambiente e atmosfera, oltre alla ricerca gastronomica, valgono la spesa. Per saperne di più leggete la nostra recensione completa!

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Legnano brinda!

Amici di Legnano, siete pronti ad alzare i calici? Il Barbavino sta per tornare: da venerdì 11domenica 13 novembre l’ormai celebre enopub Il Barbaresco dedica tre serate al vino di qualità, con la degustazione di oltre 30 etichette da 16 cantine di tutta Italia abbinati a salumi e formaggi selezionati da Slow Food Legnano. Il programma, disponibile sulla pagina dell’evento, è davvero appetitoso: venerdì e sabato dalle 19 all’1 e domenica dalle 18 a mezzanotte, 16 cantine di Veneto, Toscana, Alto Adige, Umbria, Piemonte, Friuli, Campania, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna si alterneranno nella presentazione dei loro migliori prodotti, al costo di 15 euro a serata (ridotto a 10 euro per soci Slow Food e FISAR). Ad accompagnare la degustazione, assaggi di prodotti gastronomici pregiati provenienti dalle stesse regioni.È possibile prenotare la partecipazione alle serate al numero 0331-459630 o all’indirizzo mail labottega@barbarescoenopub.it. Buon vino a tutti!

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Crescendo rossiniano

Tornare in un ristorante dopo ben 8 anni dalla prima visita può significare, nella peggiore delle ipotesi, non trovarlo più, o anche essere testimoni di una radicale rivoluzione. Non è questo però il caso dell’Osteria Rossini di Legnano, che anche a distanza di (parecchio) tempo dalla recensione originale ha mantenuto gli standard elevati a cui ci aveva abituato: anzi, va detto che il locale fa registrare un gradito crescendo, come si addice al compositore di cui porta il nome. Negli anni, infatti, la qualità dei piatti è rimasta molto elevata, ma le porzioni sono diventate più corpose e soprattutto i prezzi – per l’epoca decisamente alti – sono rimasti meritevolmente invariati. Oggi una cena completa costa sempre sui 50 euro, ma sorprende per gusto e creatività, con portate interessanti come il girasole di magro al ragù di cervo o grandi classici come il fritto misto. Per saperne di più, non vi resta che affidarvi alla recensione completa!

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