Un posto qualunque in un qualunque posto del mondo” si definisce il ristorante bistrot Anadima di Milano, mentendo due volte. Sia perché non è una location qualunque il Naviglio Pavese, nel cuore di una movida rivitalizzata dai recenti interventi urbanistici; sia perché non ha nulla di banale una cucina che riesce ad accostare, in modo creativo e convincente, la gastronomia italiana a quella francese. L’arredamento sapientemente vintage e il curatissimo design del locale non devono ingannare: qui alla forma (piacevole) si accompagna anche la sostanza, sotto forma di un menu mai banale che va dalle appetitose galettes a primi e secondi di ispirazione mediterranea. Un’alchimia in grado di accontentare un po’ tutti, dagli esteti ai palati buoni, e a prezzi tutto sommato abbordabili per il contesto. Per saperne di più leggete la nostra recensione completa!

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C’est fini!

23 settembre 2011

Ebbene sì, la nostra lunga vacanza francese è terminata: sembra ieri, e invece sono già trascorsi più di tre mesi da quando la nostra Reginetta varcava per la prima volta le Alpi per deliziarci con i suoi reportage fotografici e far assaggiare qualche prelibatezza da gourmet anche a chi a Parigi non ci ha mai messo piede. La malinconia è dunque ben giustificata, ma c’è ancora una sorpresa…

…ebbene sì: prima di tornare definitivamente in Italia, anche dal punto di vista virtuale, la nostra inviata ci saluta con un’ultima perla. E’ proprio il caso di dirlo visto che ci troviamo a La perle de Saint Louis, pittoresco ristorantino nel cuore di Versailles, dotato di soli 12 coperti e a conduzione prettamente familiare. Il menu, a base di pesce fresco, varia di giorno in giorno a seconda degli arrivi; i piatti si preparano al momento e l’attesa è piuttosto lunga. Il gioco però vale la candela, per gustare ad esempio l’ottimo assiette nordique (prima foto) o il pesce bianco alla crema di champagne.

Non potevamo che chiudere con un dolce ed ecco, dunque, la splendida mousse au caramel: degno finale di un pasto ricco e anche proporzionalmente costoso, non sotto i 50 euro. Però il personale è molto attento e competente, la carta dei vini fornitissima e d’estate c’è la possibilità di cenare all’aperto. Insomma: ne vale la pena, così come pensiamo sia valsa la pena di seguire il nostro lungo viaggio alla scoperta della ristorazione francese. Se volete una riprova, visitate la pagina Le Coin de Stéphanie per assaporare nuovamente tutti gli arretrati…
Per il momento, au revoir!

Mamma, li francesi!

20 settembre 2011

160.000 persone che si spostano dalla Francia all’Italia possono far pensare a una recrudescenza dell’invasione napoleonica, ma per fortuna le cose non stanno così (almeno per il momento): i “cugini” d’Oltralpe sono venuti in pace, anche se molto, molto affamati. Questa imponente massa di visitatori si è infatti riversata nello scorso weekend a Bra per la nuova edizione di Cheese!, la manifestazione dedicata da Slow Food a formaggi e latticini, che quest’anno aveva come ospite d’eccezione proprio la Francia. La cittadina piemontese ha accolto senza scomporsi i “gastroturisti”, che hanno potuto apprezzare non soltanto i prodotti di casa propria, ma anche quelli locali: grande successo per i nuovi Presìdi Slow Food, come il caciocavallo di Cimìna (Reggio Calabria) del quale sono stati consumati ben 6 quintali, o il formaggio d’alpeggio di Mavrovo Reka, in Macedonia.
Oggi, a chiusura della manifestazione, sono stati premiati i Locali del Buon Formaggio, scelti in tutta Italia tra osterie, ristoranti e negozi; prima della cerimonia, sono state messe all’asta a scopo benefico tre annate speciali (1996, 1997 e 1998) di bitto storico. Il ricavato, oltre 5000 euro, andrà a finanziare il progetto Mille Orti per l’Africa.

Un po’ di malinconia affiora inevitabile nello scrivere queste righe: il nostro viaggio tra i colori e i sapori della cucina francese sta per terminare, e anche chi ha potuto “assaggiare” soltanto con gli occhi le specialità transalpine difficilmente potrà reprimere un sussulto di nostalgia. Ma bando ai sentimentalismi e partiamo alla scoperta degli ultimi (o quasi) ristoranti nei dintorni di Parigi…

Ci troviamo ancora una volta a Versailles, precisamente a Le Resto du Roy: nome non casuale perché il piccolissimo locale, con appena 16 coperti all’interno e una trentina all’esterno, gode di una splendida vista sulla reggia. Il prezzo è medio-alto, tra i 40 e i 50 euro, ma il ristorante merita una visita, meglio se all’aperto per godersi il panorama. Il menu è molto limitato, ma i piatti sono ben curati, sia nella presentazione che nell’esecuzione: nella foto il filet de boeuf Chateaubriand poele (in padella) con cipolle al vino rosso, accompagnato da un bicchiere di Crozes-Hermitage delle cantine Guigol.

Cambiamo ristorante ma restiamo in tema “regale”, visto che ci trasferiamo a Le Potager du Roy, sempre a Versailles. In questo caso, per la verità, sembra di fare davvero un salto indietro ai tempi del Re Sole: tappezzeria stile Settecento, sedie in velluto rosso, moquette, posate stile argenteria della nonna e clientela di età media decisamente elevata… Atmosfera a parte, però, la cucina è decisamente casalinga e di qualità, anche se a prezzi medio-alti, tra i 40 e i 50 euro. Il ristretto menu (3 antipasti e 4 pietanze) comprende tra l’altro l’ottimo jou de porc confit et lentilles (guancia di maiale su un letto di lenticchie), il filetto di agnello con verdure e i sorbetti della casa, presentati nel piatto con un foglio di zucchero cristallizzato. Unica pecca è il vino: non c’è la possibilità di ordinare al bicchiere e, se si insiste sull’argomento, si rischia di ottenere un liquido ai limiti della bevibilità…
Per oggi abbiamo concluso, e in attesa dell’ultima puntata del nostro viaggio non dimenticate di visitare la pagina Le Coin de Stéphanie con l’archivio delle tappe precedenti!

La nostra carrellata tra i ristoranti francesi riprende oggi con un servizio monografico su un noto locale di Versailles che, per la verità, non sembra meritare del tutto questo omaggio. Ma si sa, la vita del cronista è fatta anche di piccole delusioni… e quindi andiamo a documentare questa nuova esperienza culinaria della nostra Reginetta.

Il locale in questione è Le Boeuf à la Mode, che si è guadagnato la fama di ristorante gourmand ma, in realtà, gode di una frequentazione soprattutto turistica. Gli avventori sono attirati con la promessa di una cucina tradizionale e in effetti non mancano i piatti-totem della gastronomia francese: terrine maison, escargot, entrecote, foie de veau, magret de canard (petto d’anatra al miele, nella prima foto) e supreme de volaille (petto di pollo, seconda foto). Forse più originale la millefoglie di pomodoro alla tapenade (una salsa provenzale a base di olive, capperi e acciughe), nella terza foto; ma il servizio è distaccato e poco attento e la qualità dei piatti, spesso freddi e non troppo saporiti, non è certo migliore.

Va meglio con i dolci, anche perché il ristorante propone l’accattivante (anche se poco francese) formula “eat as much as you can” per quanto riguarda i dessert: ecco quindi l’ile flottante (foto in alto) e il riz au lait caramelisé (riso al latte). Il prezzo totale va dai 30 ai 40 euro.Nel complesso, però, il gioco non vale la candela e la qualità della cucina transalpina è meglio cercarla altrove… L’appuntamento, quindi, è alla prossima puntata, e ricordate che troverete tutti gli aggiornamenti precedenti nella pagina Le Coin de Stéphanie!

Riprendiamo da dove ci eravamo interrotti: dopo la lunga pausa per le ferie, il viaggio della nostra Reginetta tra i ristoranti di Parigi e dintorni continua. E noi passiamo senza indugi a svelarvi altre prelibatezze della gastronomia francese.

Nella prima foto ecco un perfetto “esemplare” di confit de canard, proveniente dal Restaurant Le Limousin di Versailles. I proprietari sono gli stessi del Café des Arts e dell’Ocean di Le Vésinet, due locali che abbiamo già conosciuto in precedenza; il Limousin, ricavato da un’antica casa su due piani, è situato in posizione centralissima, con vista sulla reggia di Versailles. L’arredamento è quello tipico del bistrot francese, pareti in legno e vecchi dipinti alle pareti. Servizio molto frettoloso e distaccato, decisamente poco cordiale, un po’ come il piatto: poco curato nella forma ma ottimo nella sostanza. Discreta selezione di vini, ma nel complesso il ristorante non lascia il segno. Prezzo medio sui 30 euro.

Proseguiamo tornando a una vecchia conoscenza, il ristorante Au Chien qui Fume, sempre a Versailles: un ristorante gourmand a prezzi accessibili, poco più di 30 euro. Qui vediamo un gustoso cartoccio di St.Pierre al basilico, forse con eccessivo olio ma ben riuscito. Carta dei vini davvero ottima e personale molto attento a consigliare i giusti abbinamenti, in questo caso con un Pessac-Léognan Rochemorin del 2007.

Chiudiamo (per oggi) la nostra carrellata con un altro ristorante di Versailles: il curioso La Cantine de l’Aparthé, locale informale situato nella piazza principale della città. Ai 20 coperti interni se ne aggiungono una trentina all’aperto. L’arredamento si ispira au una mensa scolastica degli anni ’50: caraffe d’acqua a forma di innaffiatoio, disegni di bambini alle pareti, lampade colorate, libri di favole, pennarelli e matite colorate….
Il menù è semplice e propone specialità francesi con un tocco di creatività. Nella prima foto la fresca salade fruiteè (insalta di spinacini fresci con fichi, pomodori secchi e formaggio di capra a pasta molle) e l’originale tartare di orata con mango, cipolla, capperi, aneto e salsina ai frutti rossi, nella seconda il bizzarro carpaccio di capesante con kiwi, zenzero e sorbetto di pomodoro e basilico. Cucina dunque fantasiosa e leggera, a prezzi tra i 20 e i 30 euro.
Per ora è tutto, non dimenticate di visitare la pagina Le Coin de Stéphanie per il riepilogo dei precedenti aggiornamenti!

Ultima puntata del nostro reportage da Parigi prima delle ferie: naturalmente le vacanze riguardano solo il blog e non la nostra inviata oltralpe, che continuerà a deliziarsi con le specialità gastronomiche della Francia per tutta l’estate. E anche le altre Locuste, sparse in ogni angolo d’Italia, proseguiranno senza pause il loro lavoro per tornare ad aggiornarvi puntualmente alla fine del mese. Nel frattempo, gustatevi altri due eccellenti ristoranti nei dintorni della capitale francese.

Siamo a Le Vésinet, comune a nord-ovest di Parigi e non lontano da Versailles: il ristorante L’Océan, come si può notare, tiene decisamente fede al suo nome con uno spettacolare plateau de fruits de mer con ogni tipo di crostaceo e mollusco. Sulla carta una serie di plateau, già composti e da comporre, e qualche piatto caldo sempre a base di pesce. L’atmosfera è raffinata, il prezzo alto: 50 euro per un plateau più un bicchiere di vino.

Ci spostiamo di poco e torniamo a Versailles, ma senza cambiare rotta: il Café des Arts fa parte dello stesso gruppo che gestisce il ristorante precedente. Tra i suoi piatti più prelibati troviamo la terrine de boeuf maison, il migliore paté di manzo provato fino a questo momento a detta della nostra inviata, e un eccellente agnello al timo. Ottimo anche l’abbinamento con il vino, un Côte de Provence del 2010. Prezzo totale sui 30-40 euro.
E con quest’ultima tappa vi lasciamo augurandovi buone vacanze: ricordate che sulla pagina Le Coin de Stéphanie troverete l’archivio di tutte le foto pubblicate!

Le Locuste non si fanno davvero mancare nulla in questa estate 2011: eccoci di nuovo a Parigi per l’ennesima puntata della nostra rubrica dal sapore transalpino, ancora una volta dedicata a un “servizio completo” su un unico ristorante. Questa volta l’onore tocca al caratteristico bistrot Le Coude Fou di rue du Bourg-Tibourg, nel cuore del Marais, un luogo che merita una visita anche soltano per l’atmosfera: dipinti originali e bizzarri alle pareti, tavoli in legno costruiti con casse di vino, luci soffuse, servizio informale e distaccato (ma tutto sommato cordiale). Da premiare, anche perché non è facile nella zona trovare un buon ristorante non turistico. Il menu propone una ventina di piatti tra antipasti e pietanze principali (4 di questi cambiano ogni settimana), e noi ve ne mostriamo alcuni.

I piatti sono tutti di matrice francese, a parte il pollo al latte di cocco e curry servito su un piatto di foglie di banana (forse l’influenza della Polinesia francese?); la carta dei vini è a parte e propone una lista infinita di vini francesi divisi per regioni. Tra gli antipasti, l’ottima terrine de canard maison (terrina di anatra con marmellata di fichi), il formaggio di capra caldo e, soprattutto, il camembert grigliato con miele: ci si aspetterebbe una fetta di formaggio, invece è una forma tutta intera!

Tra le pietanze principali spiccano l’entrecote, 300 grammi di carne rigorosamente al sangue servita con formaggio d’Ambert e puré di patate, e una vera e propria chicca: la guancia di maiale caramellata al miele e semi di sesamo, accompagnata da un puré di patate dolci. La lista dei dolci non c’è, forse anche per l’esorbitante abbondanza delle porzioni… meglio chiudere il pasto con un buon bicchiere di Chartreuse a 55 gradi, con il quale vi lasciamo anche noi. Buona digestione!

Tutti al mare? No! C’è anche chi se la spassa nella capitale francese, tra tavole imbandite e manicaretti deliziosi. È decisamente il caso della nostra inviata speciale in Francia, che oggi si cimenta con un vero e proprio servizio fotografico: quello sull’Aparthé, un’istituzione di Versailles. Si tratta di un ristorante che nel pomeriggio si trasforma in una sala da tè raffinata e innovativa: libri da leggere e consultare, arredamenti bizzarri e, alle pareti, i quadri di pittori e artisti locali, che spesso si possono anche acquistare. Oltre, naturalmente, a una vastissima selezione di tè da tutto il mondo. Ma veniamo al cibo vero e proprio: ecco alcune delle specialità della casa (fotografate in diverse occasioni).

Il menu del ristorante propone un mix di piatti tipici della cucina francese e preparazioni più creative: tra queste ultime troviamo la chèvre avec confit de tomate (prima foto), ma anche gli spiedini di pollo alla yakitori, mentre i classici comprendono la tartare de thon (tonno, nella seconda foto), la tartare de boeuf, tagliata al coltello e da condire a piacimento (terza foto), e ancora l’entrecote e i formaggi di latte ovino e bovino.

Si continua poi con altri piatti più o meno elaborati, come la salade gourmande (quarta foto), e con una selezione di dolci da non perdere: l’immancabile mousse au chocolat (quinta foto), con vero cioccolato fondente, ma anche la crème brulée e il riz au lait. Inesistente, invece, la carta dei vini. Il locale è frequentato da giovani e sempre affollatissimo: occorre prenotare anche se si è da soli, perché i coperti disponibili non sono più di una trentina. Piatti ben presentati, gustosi e generosi; conto finale non superiore ai 30 euro.
Per oggi è tutto, restate sintonizzati per la prossima puntata e non dimenticate di seguire l’archivio delle recensioni su Le Coin de Stéphanie!

Questa volta non stiamo tanto lì a menare il torrone, come dicono in Francia, ed entriamo subito nel vivo dei nostri resoconti transalpini, che ci riportano nella capitale.

Quello che vedete nella prima foto è un piatto a suo modo storico: grazie al suo gigot d’agneau, infatti, il Restaurant Polidor di rue Monsieur le Prince si è guadagnato la menzione delle principali guide turistiche su Parigi. Purtroppo, però, è anche una grossa delusione: il gigot (coscia d’agnello cotta al forno, tagliata a fette e servita con il sugo di cottura ridotto e con fagioli cannellini) si rivela infatti insapore, senza sale e senza gusto, e la salsina è insipida a tal punto da sembrare acqua.

Per fortuna il menu del ristorante offre anche altro, come questo piatto che può aiutare a mitigare la tristezza: si tratta della rara andouillette, una salsiccia di intestini e stomaco di maiale cotta alla piastra, identificata dalla sigla AAAAA (Associazione amichevole amatori andouillette artigianale). Sapore molto intenso e particolare. Un pasto completo da Polidor ha un costo tra i 30 e i 40 euro.

Chiudiamo la nostra carrellata tornando a Versailles, per la precisione al Restaurant Le Saint Claire, che gode tra l’altro di una spettacolare vista sulla reggia. Il piatto è un magret de canard, il “solito” petto d’anatra arrosto con fagiolini e patata al cartoccio: buona qualità della carne, cottura corretta e ottimo anche l’abbinamento consigliato dal personale con il Cote de Provence Rosé, vino acidulo in riuscito contrasto con la carne grassa dell’anatra. Prezzo complessivo sui 30 euro. E per oggi vi salutiamo…