Santi, poeti e ristoratori

12 ottobre 2016

Qualcuno, in tempi non sospetti (o molto sospetti, ma questo è un altro discorso), diceva che “i ristoranti sono sempre pieni“, per controbattere l’evidenza della crisi. Di tempo ne è passato, la crisi non è finita, ma neppure il periodo d’oro della ristorazione è mai terminato: secondo una recente ricerca di Metro Cash & Carry, i 294mila “punti di consumo” aperti sul territorio fanno dell’Italia il paese con più locali in tutta Europa, e la spesa pro capite è superiore addirittura del 22% rispetto alla media continentale. Un dato eclatante dal punto di vista culturale, prima ancora che da quello economico: chi l’avrebbe mai detto che “mangiare fuori” sarebbe diventata un’esperienza così comune nella patria della cucina casalinga, dove rinunciare al pranzo in famiglia era fino a non troppo tempo fa un atto sacrilego? Due dati spiegano in parte questa tendenza: il primo ci dice che in Italia l’80% dei ristoranti è indipendente e a conduzione familiare, con evidenti riflessi positivi sulla qualità, rispetto a paesi come l’Inghilterra in cui trionfano catene e franchising. Il secondo, tratto da un’altra ricerca di Nielsen, sottolinea che il 44% degli italiani sceglie un ristorante tradizionale per il pranzo o (soprattutto) la cena, mentre “solo” il 34% si affida ai fast food, contro il 49% della media europea. Infine il dato meno sorprendente di tutti: la città con la più alta spesa pro capite per i pasti fuori casa è, indovinate un po’, Milano, con 4,7 miliardi totali, 1.341 euro all’anno per persona.

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Pignoletto a sorpresa

14 marzo 2014

Come ogni anno, con l’avvicinarsi del Vinitaly, IRI Worldwide rilascia il suo studio sulle vendite di vino nei supermercati italiani. Il dato principale è il più interessante, ma insieme il più deprimente: anche nel 2013 il volume del vino venduto nel nostro paese è calato del 6,5%, quasi il doppio dello scorso anno, anche se il notevolissimo aumento dei prezzi (+10,2% al litro) ha fatto salire il valore complessivo del 3,1%. L’indagine si riferisce soltanto alla grande distribuzione (dove comunque si vende il 63% del vino) e fotografa una situazione non proprio rosea, anche se comunque sensibilmente migliore rispetto ad altri settori, tanto che il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani la interpreta così: “La tendenza si può riassumere in una maggiore consapevolezza della qualità e soprattutto del giusto rapporto qualità/prezzo da parte del consumatore medio”.

Passiamo a qualcosa di più frivolo: la classifica dei vini più amati, che sembra premiare decisamente i bianchi. Dietro all’irraggiungibile Chianti e al Lambrusco emergono infatti prepotentemente il Vermentino, che si piazza al terzo posto con una crescita del 10%, e il Prosecco, che registra un’impennata del 12%. Ma il maggior tasso di crescita, a sorpresa, lo registrano due vini totalmente antitetici tra loro: il Pignoletto, le cui vendite salgono addirittura del 18,8%, e il Cannonau, in ascesa del 17,2%. Certo, stiamo parlando di volumi ben diversi da quelli dei top ten, ma il successo del vino romagnolo stupisce non poco. Almeno finché non si consulta la voce relativa al prezzo medio: appena 2,97 euro a bottiglia…

L’indagine completa è consultabile qui.

(foto da www.enotecaemiliaromagna.it)

Pignoletto

Assenze giustificate

27 marzo 2012

Gravissima assenza quest’anno al Vinitaly di Verona, ma niente paura: non c’entrano la crisi e il crollo dei consumi, l’assenza in questione è la nostra! Dopo numerose edizioni siamo stati costretti a dare forfait e disertare l’appuntamento enologico più importante dell’anno, anche se c’è una valida motivazione: la scoprirete con il prossimo aggiornamento – davvero sorprendente – del nostro sito.
Nel frattempo, ci consoliamo con gli ottimi risultati ottenuti dalla fiera stessa (più di 80.000 visitatori nei primi due giorni, un record), ma soprattutto con quelli di una ricerca di mercato realizzata in collaborazione con Unicab e presentata proprio a Verona. L’argomento è il consumo di vino fuori casa e uno dei verdetti più sorprendenti è che i giovani sotto i 35 anni sono disposti non solo ad acquistarne di più (il 48,5% nei ristoranti, il 16,1% al bar e il 15,3% nelle enoteche) ma anche a pagarlo a prezzi sensibilmente più elevati: il 43,7% dei consumatori tra i 15 e i 34 anni spenderebbe fino a 30 euro per una bottiglia, mentre tra gli over 35 la percentuale scende al 22,9%. Altro dato interessante (per noi) riguarda l’incidenza del vino sul conto finale di una cena: al ristorante la bottiglia pesa per il 21,4%, al bar per il 30,6%, in entrambi i casi in netto calo rispetto al 2009.
I risultati completi della ricerca sono disponibili a questo link.