Così prezioso come il vino

Il Vinitaly è finito, viva il Vinitaly. L’edizione “più grande di sempre” della rassegna di Verona si è conclusa mercoledì 10 aprile lasciando in dote numeri da record (125mila visitatori, 4600 espositori, 33mila buyer esteri, 1 milione di visite al sito ufficiale) e un successo avvertibile anche a occhio nudo, sia per la ressa a volte insostenibile tra stand e padiglioni, sia per l’attenzione mai così elevata da parte dei media. Quest’anno anche noi ci siamo fatti trascinare dall’aspetto festoso dell’evento: restare per due giorni a Verona ci ha lasciato il tempo necessario per incontrare vecchi e nuovi amici e per partecipare di sfuggita anche agli eventi “fuorisalone” di Vinitaly and the City che hanno animato la città ben oltre gli orari di chiusura della manifestazione.

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Ora, evaporate le bollicine del party, restano le consuete analisi del giorno dopo. E il problema del vino italiano rimane quello anticipato alla vigilia: non si vende abbastanza, soprattutto all’estero e soprattutto in Asia, che si avvia a diventare il secondo maggior mercato al mondo per valore. Chissà se la piattaforma Wine to Asia, presentata nel corso della fiera e destinata a debuttare nel 2020 a Shenzhen, basterà a invertire il trend degli acquisti da parte della Cina, che nell’ultimo anno è andato addirittura al ribasso.  Il paradosso è che il settore enologico del nostro paese soffre tremendamente l’eccessiva frammentazione di produttori e vitigni, ma al tempo stesso trova in essa la sua caratteristica più preziosa: in quale altro luogo del mondo sarebbe possibile degustare, come accaduto nel panel “La Riserva del Trecentenario” organizzato dal Consorzio Vino Chianti Classico, sei diversi vini della stessa tipologia, prodotti nello stesso anno in un raggio di una sessantina di chilometri, eppure completamente diversi l’uno dall’altro? A ogni partecipazione al Vinitaly corrisponde la “scoperta” di un nuovo vino – per noi, quest’anno, sono stati il Bellone laziale grazie alle cantine Sant’Eufemia e il Piculit Neri friulano con I Vini di Emilio Bulfon – e questo non può che essere un valore.

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Quale dunque la soluzione? Qualcuno, soprattutto gli espositori internazionali, ci ha provato con un approccio aggressivo negando l’accesso al suo stand a chiunque non fosse interessato a comprare, ma ovviamente non è una strada che sponsorizziamo. Meglio il Vinitaly dal volto umano, quello in cui i produttori sacrificano qualche minuto per raccontare la propria storia e l’infinita varietà del proprio lavoro. E pure premi e riconoscimenti non guastano: per informazioni chiedere alla Cantina Tani di Monti, in Sardegna, il cui stand è stato letteralmente preso d’assalto dopo che il Serranu, un inimitabile blend di Cannonau, Muristellu e Merlot, è stato selezionato come miglior rosso d’Italia. Ma non andiamo oltre: per un resoconto completo dei Vinitaly e un’incompletissima rassegna dei vini degustati non vi resta che leggere il nostro reportage, disponibile nella sezione Articoli del sito. E ora appuntamento alla prossima edizione, che sposterà le sue date ancora più in avanti: dal 19 al 22 aprile 2020!

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Come se ci fosse un domani

Contraddizione: forse è questa la parola chiave per capire Identità Golose, il congresso ideato da Paolo Marchi che ogni anno fa gridare allo scandalo per il suo snobismo autocelebrativo e l’eccessiva spettacolarizzazione della cucina, ma al tempo stesso propone spunti di riflessione unici nel loro genere. Quest’anno il festival, che si è tenuto a Milano dall’8 al 10 febbraio, ha riscosso uno straordinario successo di pubblico – l’imminenza di EXPO ha senz’altro inciso – ma soprattutto ha prestato il fianco a discussioni approfondite sul futuro della cucina e del ruolo dello chef: non a caso, tra i temi più toccati c’è stato quello della “gastronomia sostenibile“, con il recupero di scarti e avanzi come tendenza portante nel 2015. Il tutto sponsorizzato da multinazionali e colossi dell’alimentazione, giusto per non farsi mancare nulla… Per conoscere le nostre impressioni, anche sull’evento gemello Milano Food & Wine Festival, leggete il reportage completo che troverete nella sezione Articoli del sito.

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Non c’è peggior sobrio…

I nostri ritardi si avviano a battere ogni record: questa volta ci abbiamo messo quasi due settimane a pubblicare le nostre riflessioni sull’ultima edizione del Vinitaly. Ad essere buoni, potremmo dire che sono pareri invecchiati come si conviene a un buon vino: in realtà, invecchiati siamo soltanto noi che non riusciamo a tenere il ritmo degli eventi. Comunque sia, chi avesse qualche minuto da perdere può concedersi la lettura del nostro reportage, un maldestro tentativo di sintesi della kermesse veronese versione 2013. La quale, per quanto possa sembrare strano, si è caratterizzata soprattutto per… la sobrietà! Trovate il tutto, naturalmente, anche nella corposa sezione Articoli del nostro sito; in coda, come sempre, una mini-rassegna delle cantine visitate, con consigli per le degustazioni e gli acquisti.

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Lost in the supermarket

Il consumo alimentare sta cambiando, non è una novità, e la grande distribuzione cerca faticosamente di adeguarsi. Se ne è parlato anche all’ultimo Salone del Gusto di Torino, con protagonisti del calibro di Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly. Fra i tanti temi toccati emergono alcune strategie comuni: valorizzare e pubblicizzare meglio le caratteristiche di prodotti e produttori, esportare le eccellenze italiane anche all’estero, adeguarsi anche a prezzi più alti in cambio di una migliore qualità. Scoprite di più sull’interessante dibattito del Lingotto e non dimenticate di leggere anche il nostro reportage dal Salone!

 

Fatal Verona

Parte oggi il Vinitaly, partiamo oggi per il Vinitaly. Sul sito, nella sezione Articoli, trovate la nostra consueta presentazione della fiera di Verona. Che altro aggiungere? Torneremo come sempre insoddisfatti e felici, se torneremo; ci aspettano amici vecchi e nuovi, intesi sia come persone, sia come vini. Per chi come noi fosse in cerca di una bussola per orientarsi tra i padiglioni, ecco un consiglio fresco fresco: sulla pagina Facebook non ufficiale di Vinitaly trovate un elenco degli eventi in corso e di quelli delle prossime ore. In alto i calici!

Voci dal salone: La Lombardia è in forma

La Lombardia salvata (gastronomicamente) dal formaggio: chi l’avrebbe mai detto? Sta di fatto che dei soli 8 Presìdi Slow Food presenti in regione – davvero pochissimi per un territorio che ha sacrificato la sua tradizione agricola a interessi ritenuti più importanti – ben 6 sono formaggi. Uno di questi è una novità freschissima (in tutti i sensi) come lo Stracchino delle Valli Orobiche: “Un prodotto che stava scomparendo – spiega l’affinatore Oliviero Manzoni – e che speriamo di rilanciare con la Condotta Slow Food locale. Ovviamente non va confuso con le varietà industriali a pasta bianca che si trovano nei supermercati; le sue particolarità sono che la lavorazione avviene a crudo, la cagliatura viene effettuata direttamente dopo la mungitura, senza riscaldare il latte, e la stagionatura è molto veloce. Bastano una ventina di giorni per ottenere un prodotto di ottima qualità”. Quello che manca, invece, è la quantità: “Ogni produttore – continua Manzoni – ha mediamente una decina di mucche, il che significa non più di quattro o cinque stracchini al giorno. Stiamo cercando di incentivare la produzione senza andare a discapito della qualità, per esempio convincendo alcuni produttori di latte, che oggi lo rivendono a prezzi bassissimi, a lavorarlo in proprio”.
Ancora una volta il testo completo dell’intervista si può leggere nella sezione Articoli del nostro sito.

Ascolta un estratto dell’intervista

Voci dal Salone: Alessandria magna

Trasformare uno stand del Salone del Gusto in un laboratorio di alta cucina dal vivo, con i piatti cucinati “in diretta” dallo chef Andrea Ribaldone e abbinati ai vini del territorio alessandrino: un’ottima idea quella della Provincia di Alessandria, soprattutto per chi come noi ha avuto l’occasione di assaggiare le creazioni del cuoco che ha ottenuto la stella Michelin per il suo ristorante “La Fermata” e anche di parlare con lui del suo stile, basato sulla compenetrazione tra ingredienti tradizionali e sperimentazione: “Mi piace l’idea che la cucina abbia un legame forte con le materie prime del territorio, ma comunque siamo cuochi moderni, viviamo nella nostra epoca e ci piace guardare al futuro. Come dice anche Ferran Adrià, nostro ospite al salone, la modernità può essere sconcertante, ma è l’unica via. Senza materia prima di qualità, però, non c’è cucina: una volta si diceva che il cuoco aggiusta, invece si limita a trasformare ingredienti che di per sé sono già molto buoni”. Ciò nonostante, in Italia c’è ancora tanta cattiva ristorazione: “Questa furberia tutta italiana ha proprio stufato e ci sta facendo perdere troppi punti all’estero. Bisogna ripartire dalle scuole, far capire ai giovani che usare prodotti di scarsa qualità non è interessante neanche per chi lo fa, e che si può fare grande cucina con grandi prodotti anche spendendo poco. E poi ci vuole un albo professionale serio: io non andrei mai da un medico che fino a sei mesi prima faceva il commercialista, perché da un ristoratore sì?”.
Ancora una volta il testo completo dell’intervista è nella sezione Articoli del nostro sito.

Ascolta un estratto dell’intervista