La Palma d’Olio

21 dicembre 2016

Nel presepe, le palme ci sono sempre state. Ma sarà così anche quest’anno? La domanda è lecita, se si tiene conto della psicosi scatenatasi a carico del famigerato olio di palma. Un prodotto entrato per decenni nelle nostre case nel più totale disinteresse, salvo poi essere demonizzato nel giro di pochi mesi. Ben più preoccupante del problema dell’olio di palma, ammesso che ce ne sia uno, è il modo in cui è stato affrontato: ossia con l’ormai consueta arma della disinformazione che, in molti casi consapevolmente, ha mescolato una opinabile ma legittima battaglia ambientalista contro l’abuso delle foreste (e anche lo sfruttamento del lavoro minorile) a un’assai più dubbia polemica nutrizionale basata sui presunti effetti tossici del suddetto olio. I grandi gruppi alimentari, come si sa, hanno reagito in modo molto diverso: alcuni, come ad esempio Barilla e in particolare Mulino Bianco, affermano di aver completamente rimosso l’ingrediente dai propri prodotti, enfatizzando la scelta con evidenti scritte “senza olio di palma” sulle confezioni. All’estremo opposto, Ferrero ha rivendicato la decisione di utilizzare l’olio di palma nei suoi prodotti più famosi, tra cui la Nutella, con un brillante ma discusso spot pubblicitario. E ci sono anche catene della grande distribuzione, come Coop, che hanno ritirato dagli scaffali tutti i prodotti a proprio marchio contenenti olio di palma. Chi ha ragione? Nessuno: l’importante è comprendere (e c’è da dire che sempre più consumatori lo stanno facendo) che si tratta semplicemente, in tutti questi casi, di strategie di marketing più o meno riuscite.

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Ed è per questo che per augurarvi buon Natalebuone feste scegliamo uno spot che con l’olio di palma non ha nulla a che fare, ma è un esempio di come si possa giocare abilmente con le “mode” alimentari per promuovere le proprie creazioni: ecco a voi la più recente campagna del Panettone Motta!

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Uomo mangia locusta

29 ottobre 2015

Confessiamo: la foto l’abbiamo rubata ad AGF e, per una volta, speriamo proprio che non ce la facciano togliere, perché dobbiamo ammettere che una certa impressione ce l’ha provocata.
La notizia ormai è arrivata “strisciando” sulla bocca di tutti: il Parlamento Europeo ha dato il via libera alla commercializzazione e quindi al consumo di insetti e alghe sulle tavole del continente. Per la verità, l’accordo con il Consiglio approvato ieri riguarda genericamente il “novel food“, cioè tutti quei cibi “nuovi” che, almeno in Europa, non venivano consumati in quantità significativa prima del 1997. Vent’anni dopo le cose sono molto cambiate e i consumatori, a quanto pare, sono pronti a “digerire” scorpionigrilli cavallette, ma anche coloranti e alimenti creati in laboratorio. Un elenco completo dei prodotti interessati, in ordine alfabetico, è disponibile online. Dal nostro punto di vista, a parte il timore di essere addentati, c’è solo un po’ di perplessità sui tempi: l’approvazione è arrivata proprio all’indomani della pubblicazione dello studio che mette in evidenza i pericoli del consumo di carne… Solo un caso? Per il resto nessun motivo di preoccupazione: gli insetti si sono sempre mangiati e noi stessi abbiamo contribuito alla diffusione dell’entomofagia portando nientemeno che le formiche colombiane al Crotto da Gusto, come ricorda questo post del 2009!

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La carne è debole

27 ottobre 2015

La polenta uccide più dello smog“: era il 14 marzo 2005 e l’illustre oncologo Umberto Veronesi, opportunamente filtrato, si lanciava in questo proclama salutista che naturalmente finì sulle prime pagine di tutti i giornali. Sono passati più di dieci anni, eppure si può dire che la situazione sia assolutamente immutata: il pandemonio di questi giorni sulla carne cancerogena (in particolare quella lavorata) ne è triste testimone. Inutile entrare qui nel merito del dibattito: com’è ovvio, gli studi dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro hanno una valenza che va ben oltre i discorsi da bar, e i loro esiti sono da prendere tutt’altro che alla leggera. Per fortuna, c’è anche chi ha saputo dare una lettura della vicenda lontana dagli allarmismi, come Il Post o Wired.

Il punto però è un altro, cioè quello di sempre: la pretesa totalitaria da parte della scienza, ma soprattutto dei suoi fraudolenti interpreti, di condizionare la nostra vita anche a costo di trascurarne la qualità e – in ultima analisi – il significato. Potremmo poco elegantemente autocitarci, riproponendo qui il nostro commento di un decennio fa sulla vicenda-Veronesi. Preferiamo invece sottoscrivere, parola per parola, lo spettacolare sfogo di un nostro contatto a cui lasciamo il beneficio dell’anonimato:

Ci avete spaventato con la mucca pazza. Ci avete terrorizzato con l’aviaria. Ci avete intimidito con la suina. Volete farci smettere di fumare, di bere alcolici, di gustarci qualche buon bicchiere di “rosso” in compagnia, di mangiare la squisita carne di maiale. Fanno male, dicono. Certo: fanno male. Come fa male il grigiore di una vita passata a schivare tutti i rischi, la rinuncia ai pochi piaceri di questo mondo, come fa male osservarvi mentre consumate le vostre tristi insalatine accompagnate da acqua naturale a temperatura ambiente. Come se vivere fosse una gara a chi sta al mondo più a lungo. Continuate pure a vivere d’aria e noia, e lasciateci in pace: con le nostre grigliate, i nostri gin tonic, le nostre Camel Light. Credeteci, viviamo bene anche così.

Nulla da aggiungere!

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Bufale a merenda

8 ottobre 2015

Quando si parla di cibo, la bufala non è sempre gustosa. Soprattutto se si tratta di una di quelle notizie fasulle sull’alimentazione che gli italiani si “bevono” spesso e volentieri. Di sfatare i luoghi comuni si incarica il progetto #OperazioneFalsiMiti, presentato qualche giorno fa a EXPO e supportato da una ricerca DOXA che punta a smascherare le credenze più dure a morire nella cultura popolare. Per esempio non è vero, o almeno non è dimostrato, che gli agrumi allontanino il raffreddore (eppure lo pensa il 79% degli italiani), tantomeno che l’ananas bruci i grassi o che l’additivo E330, contenuto in molte merendine, sia tossico (in realtà è semplice acido citrico). Quest’ultima informazione dovrebbe però far suonare un campanello d’allarme: a leggere tra le righe, si scopre infatti che la ricerca è commissionata da AIDEPI, nientemeno che l’associazione di categoria dei produttori di merendine, che a tale scopo ha lanciato anche un sito ad hoc e ingaggiato una serie di foodblogger. La conclusione è coerente con i risultati della ricerca: fate sempre molta attenzione a quello che leggete, specialmente online!

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Dimmi da dove vieni…

28 maggio 2015

Slow Food è ai ferri corti con l’Unione Europea, per questioni di etichetta. Cosa sta accadendo? Semplice: lo scorso 20 maggio la Commissione Europea ha compiuto quello che viene considerato un passo indietro nella normativa sull’etichettatura degli alimenti, pubblicando due report in cui si sostiene – in sintesi – che l’indicazione dell’origine non debba essere obbligatoria, ma solo “preferibile”, per tutti quei prodotti non ancora soggetti a questa norma (esclusi quindi la carne bovina, suina, ovina e il pollame). Restano fuori, per capirci, tutte le carni “minori” – dal cavallo al coniglio – e soprattutto una serie di alimenti quotidiani come pasta, prodotti caseari, zucchero. La Commissione, il cui parere era stato richiesto da Parlamento e Consiglio Europeo, sostiene che i costi dell’introduzione dell’obbligo in etichetta sarebbero “superiori ai benefici” e che “non è detto che i consumatori siano disposti a pagare in più per queste informazioni”. Dura la reazione di Slow Food, che da tempo ha lanciato il progetto delle “etichette narranti” proprio per informare maggiormente il cliente finale sull’origine dei prodotti di consumo. “L’indicazione di origine degli alimenti è un’informazione fondamentale – commenta il presidente della Fondazione per la Biodiversità Onlus, Piero Sardocosì priviamo i consumatori del diritto di scelta. Avremmo voluto più coraggio dall’Unione Europea e ci viene il sospetto che questo provvedimento abbia a che fare con le trattative segrete del Ttip“.

(Foto dal sito www.ecoalimentarsi.it)

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Life is (too) sweet

20 novembre 2014

Come amanti dei viaggi in generale, e in particolare freschissimi reduci da un viaggio intercontinentale, sappiamo bene quanto sia difficile ambientarsi a usi e costumi alimentari diversi da quelli della terra d’origine. Fondamentale è non avere pregiudizi e aprire le proprie “porte” sensoriali a qualsiasi tipo di gusto, anche quelli apparentemente più strani; anche così, tuttavia, ci sono sapori che proprio le nostre papille non riescono a tollerare, e arditi abbinamenti che risultano assolutamente disgustosi per i raffinati palati italici. Il discorso, naturalmente, è valido in special modo per quanto riguarda gli Stati Uniti, specialisti nel generare follie gastronomiche ovviamente aborrite dagli stranieri. La novità sta nel fatto che anche gli stessi americani stanno (finalmente) prendendo coscienza di questa situazione: per rendersene conto basta scorrere questa simpatica lista stilata dal blog Thought Catalog, in cui sono elencati i terrificanti giudizi degli utenti di Reddit su 29 tipici alimenti a stelle e strisce che risultano assolutamente insopportabili per chi non sia “born in the USA”. Non tutto è condivisibile anche perché, come si usa dire, ognuno ha i suoi gusti; difficile però negare che dall’altra parte dell’oceano si tenda un po’ a esagerare con gli zuccheri, e se ve lo dice qualcuno che per tre settimane ha vissuto a stretto contatto con il dulce de leche, potete crederci!

(Foto dal sito peanutbutterlovers.com)

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Pellicole alimentari

7 maggio 2014

Molti non lo sanno, ma anche in Africa si fa cinema, e di altissima qualità: il modo migliore per scoprirlo è partecipare a una manifestazione unica nel suo genere, il Festival del Cinema Africano di Milano, che da qualche anno si è allargato anche all’Asia e all’America Latina. La rassegna, inaugurata ieri, durerà fino all’11 maggio in una serie di cinema del capoluogo e al Festival Center di Porta Venezia, mettendo in competizione pellicole provenienti da tutti i continenti. Una sezione speciale si chiama Films that Feed, è realizzata in collaborazione con la Fondazione ACRA-CCS ed è dedicata, come suggerisce il nome, alle tematiche che riguardano l’alimentazione, dalla sostenibilità all’agricoltura fino al diritto al cibo. Dal “menu famiglia” a quello “gourmet”, le proposte per gli spettatori sono tante e stuzzicanti: segnaliamo tra le più interessanti “Cesar’s Grill“, storia autobiografica di un ecuadoriano emigrato in Germania che torna in patria per aiutare il padre a rilanciare il suo ristorante, e “A Tale of Samurai Cooking“, la favola dell’ultimo discendente di una famiglia di cuochi al servizio dei signori di Kaga. Il programma completo sul sito ufficiale del Festival.

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Prendetevi per la Gola

30 gennaio 2014

Che vi piaccia o no (e se siete qui probabilmente non vi dispiace), il momento di mettersi a parlare di alimentazione è arrivato. Proprio su questo tema verterà infatti l’appuntamento dell’anno prossimo con Expo 2015, che – anche se la cosa sembra ancora incredibile ai più – sarà ospitata proprio dall’Italia e in particolare da Milano. La città, a nostro modesto avviso, è ancora ben lungi dall’essere pronta, ma piccoli pezzi del puzzle cominciano ad andare al loro posto. Si sa già, ad esempio, che durante l’esposizione universale la Triennale ospiterà la mostra “Art & Food” di Germano Celant, sul tema del rapporto tra arti e cibo; nell’attesa, già questa sera (giovedì 30 gennaio, alle 18.30) sarà inaugurata negli stessi spazi un’altra mostra, “Gola. Arte e scienza del gusto“, prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli e ovviamente patrocinata da Expo. Il progetto si compone di cinque sezioni: “I sensi del gusto”, “Buono da pensare”, “I segreti dei cibi-spazzatura”, “La ricostruzione del gusto” e “I dilemmi dell’onnivoro” (vi ricorda qualcosa?) e coinvolge anche artisti di fama internazionale come Marina Abramovic o Ernesto Neto. Per visitare la mostra c’è tempo fino al 12 marzo, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 10.30 alle 20.30 e il giovedì fino alle 23; il biglietto costa dai 5,50 agli 8 euro.

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Quando si parla di alimentazione è facile tracciare una linea di confine: da una parte le multinazionali brutte e cattive, dall’altra i paladini del cibo sano e genuino. Diventa tutto meno semplice quando un gigante come Barilla, attraverso il suo Center for Food & Nutrition, organizza un evento come il Forum internazionale sull’Alimentazione e la Nutrizione, con ospiti del calibro di Carlo Petrini, Umberto Veronesi, Mario Monti, Raj Patel. Nel corso del convegno, che si sta svolgendo in queste ore all’università Bocconi di Milano, vengono trattati tutti i principali temi “caldi” del settore, dagli OGM all’agricoltura sostenibile. Visto che per avviarsi da quelle parti è un po’ tardi – e per di più nevica… – chi non si trovasse già a Milano può assistere alla diretta della conferenza sul sito ufficiale, e anche rivedere gli interventi già completati. Potenza del web (e delle multinazionali).