Buone novelle della Pescara

Tutto si può dire di Gabriele D’Annunzio, ma non che non amasse i piaceri della vita, tra cui anche la buona cucina. Se fosse ancora tra noi, il Vate sarebbe senza dubbio tra i primi estimatori del locale che oggi sorge a Pescara, proprio nella sua via natale che è poi la stessa di Ennio Flaiano, altro gigante della letteratura abruzzese. Parliamo della Taverna 58, un ristorante che sembra aver assorbito lo spirito istrionico, teatrale e trasgressivo del territorio in cui sorge, ma che al tempo stesso è riuscito negli anni a dare vita a un punto di vista originale e creativo sulla cucina abruzzese. Pennellate di fantasia e sapori tradizionali, dalle fregnacce al sugo alla pecora in tegame: un indirizzo da non perdere per nessun motivo. Meno sorprendente, ma altrettanto di qualità è un altro ristorante della zona oltre il fiume Pescara: l’Acquapazza, piccolo locale (non si va oltre i 40 coperti) tutto consacrato alla cucina di mare. Non c’è menu, non si serve caffè, non ci sono piatti che non siano a base di pesce, ma l’eponima rana pescatrice all’acqua pazza basta e avanza per emozionare!

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Le osterie di fuori porta

La vecchia canzone di Francesco Guccini che parlava di “osterie di fuori porta” non si riferiva certamente all’Osteria La Civichella, ma siamo sicuri che il cantore del vino e della convivialità bolognese apprezzerebbe senz’altro (se non l’ha già fatto) questo eccezionale locale nei pressi di Castel San Pietro Terme. Qui tutto è davvero come una volta, partendo dai tavolini di legno e dall’atmosfera familiare per arrivare al cibo: deliziosi salumi artigianali, robustissimi ravioli al ragù di salsiccia, e per chiudere un “unicum” come il prelibato budino di nonna Mariuccia. Sapori immutati nel tempo che si accompagnano a un rispetto quasi religioso della tradizione: d’altronde, in provincia di Bologna, le osterie sono una vera e propria istituzione! Per saperne di più vi rimandiamo come sempre alla nostra recensione completa.

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Sotto Capriano il tortello campa

Le trattorie, quelle di una volta: in senso letterale (il locale in questione esiste addirittura dal 1877!) e anche per la capacità di abbinare perfettamente la tradizione alla quotidianità. Stiamo parlando della trattoria La Pergolina, che a Fenili Belasi – piccola frazione di Capriano del Colle, in provincia di Brescia – è da sempre un punto di riferimento per buongustai e viaggiatori di passaggio, ma soprattutto per i lavoratori della zona. Per questo motivo non mancano le offerte speciali, come i menu di lavoro a soli 15 euro, e i menu degustazione. La specialità della casa, comunque, sono i piatti robusti e tradizionali: i superbi tortelli al Bagoss, i casoncelli, il brasato al cinghiale, e su prenotazione anche il tipico spiedo alla bresciana. Il tutto in porzioni decisamente soddisfacenti e accompagnato da buoni vini del territorio. Segnatevi l’indirizzo e consultate la nostra recensione completa!

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La porta della Valtellina

Gli indirizzi per mangiare bene a Bormio non mancano di certo, e di qualcuno di essi abbiamo già parlato in passato: ad esempio il famoso Al Filò o l’ottimo ristorante del Rezia Hotel. Ma se qualcuno (ipotesi piuttosto remota, lo riconosciamo) si ritrovasse a passare per caso dalla “Magnifica Terra” senza sapere assolutamente nulla della cucina valtellinese, non avremmo dubbi nell’indirizzarlo all’Agriturismo Rini: una vera e propria porta d’accesso alle specialità di Bormio, anche per la sua posizione proprio all’ingresso del paese. L’atmosfera da baita montana è l’ideale per una rapida ma soddisfacente panoramica su tutte le prelibatezze del luogo: bresaola, sciatt, pizzoccheri e gli ottimi formaggi ricavati dal latte delle oltre 60 mucche allevate nella stalla dell’agriturismo, per finire con un delizioso sorbetto al Braulio. Come primo impatto con la gastronomia della Valtellina, prima di sperimentare piatti più arditi, non è affatto male. Leggete la nostra recensione completa per saperne di più!

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Da Buenos Aires a Legnano

Divise dall’oceano ma unite dalla storia… e dalla griglia: sul legame tra Italia Argentina si sono scritti libri interi e non è il caso di tornarci sopra, anche perché ne abbiamo parlato diffusamente ai tempi del nostro viaggio nel paese delle pampas. Ed è proprio in virtù di quella splendida avventura se oggi possiamo parlare con cognizione di causa della cucina argentina e dare un giudizio decisamente positivo su La Parrilla (= la griglia, appunto), nuovo ristorante a due passi dalla stazione di Legnano, in provincia di Milano. Il menu, ovviamente incentrato sulla carne di manzo, è filologicamente perfetto: ci sono tutti i tagli più pregiati, dal lomo al bife ancho passando per il prelibato diaframma, le immancabili empanadas di antipasto, le migliori bottiglie di Malbec (da provare il Don Diego). Persino i dettagli sono curatissimi, come dimostrano la presenza del chimichurri – una gustosissima salsina per accompagnare la carne – e persino del liquore Legui. Qualche perplessità, semmai, la lasciano la non eccezionale offerta all you can eat e l’inconsueta illuminazione (o meglio, non illuminazione) della sala. Vi rimandiamo come di consueto alla nostra recensione completa per tutti i particolari!

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Facciamo alla romena

Il centro storico di Bucarest è un sorprendente e insospettabile mix tra una città fantasma e un parco divertimenti per adulti che non ha nulla da invidiare a Las Vegas: costruzioni in rovina e negozi dal design all’avanguardia, antichi edifici abbandonati e sfrenati locali notturni si susseguono senza soluzione di continuità. In mezzo naturalmente ci sono anche i ristoranti, che, a saperli scegliere con accortezza, offrono un campionario assai interessante e a buon mercato della gastronomia rumena. Alcuni di essi sono veri e propri monumenti storici, come l’Hanu’ Lui Manuc, il più antico albergo della città, datato 1802 e dotato di una spettacolare corte interna: vale la pena di visitarlo anche solo come attrazione turistica – e infatti è inserito in tutti gli itinerari guidati – ma la cucina è ottima e le specialità locali sono servite nella loro migliore versione. Specialità che, è bene dirlo, non sono adatte ai deboli di stomaco: dalle sarmale (involtini di verza ripieni di carne macinata) ai mici (salsiccette speziate), per arrivare alle varie ciorbe (zuppe) e ai dolcissimi papanasi (ciambelline fritte al formaggio), il menu comprende ben poco di  dietetico.

Il ristorante più famoso della città è comunque senza dubbio il Caru’ cu Bere, che di anni di attività ne ha “solo” 130 ma può contare su un perfettamente conservato arredamento neo-gotico e, nonostante gli oltre 200 coperti, è perennemente strapieno. Merito dei prezzi bassi, della birra artigianale e di alcuni piatti-feticcio come un pantagruelico stinco di maiale. Meno famoso, meno storico e più sobrio, ma ugualmente (o forse più) rappresentativo della tradizione è la Crama Domneasca: il livello dei prezzi qui è appena più alto, ma i piatti sono impeccabili (da non perdere le salsicce di montone) e le porzioni davvero abbondantissime. Infine, sempre nel centro storico, ci si può concedere una breve sosta alla birreria Hanul cu Tei, altro locale che sta per tagliare il traguardo dei due secoli di vita e che occupa praticamente un’intera via, frequentatissima dagli studenti della vicina università.

Una piccola avvertenza per chiudere: nel conto dei ristoranti rumeni le mance non sono incluse, ma sono comunque attese, nella misura di almeno il 10% del totale (meglio se il 12%). Tenetene conto nel programmare il vostro budget, che comunque non sarà inaffrontabile: è davvero difficile andare oltre i 30 euro di spesa per un pasto completo.

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Le mystère des plats bulgares

La cucina della Bulgaria non brilla certamente per varietà, ma per il visitatore occasionale non si tratta necessariamente di un difetto: grazie a questa caratteristica, infatti, anche con una breve incursione di pochi giorni nella capitale Sofia è possibile farsi un’idea abbastanza precisa della gastronomia del paese balcanico. Un’idea tutt’altro che negativa: i piatti bulgari, robusti e appetitosi, costituiscono un interessante mix tra sapori più noti (almeno alle nostre papille) come quelli della cucina turca, greca e mitteleuropea. Tra le preparazioni più caratteristiche si segnalano i kebapcheta, tipiche salsiccette speziate, le kufteta, polpette di carne di manzo e maiale, e il katak, un mix di yogurt e formaggio, simile allo tzatziki greco; molto gustosi sono anche i dolci.

Per un primo approccio vi consigliamo due locali diametralmente opposti per location e atmosfera, ma praticamente identici nel menu: il Divaka, situato in pieno centro, è un modernissimo ristorante pensato per una clientela internazionale, che però presenta tutti i classici della cucina bulgara accanto a un corposo assortimento di carne alla griglia. Il Borimechkata si trova invece nel cuore del quartiere universitario ed è la fedele riproduzione di una taverna di campagna, con tanto di arredi in legno, musiche folcloristiche e camerieri in costume: la sostanza però resta simile, con qualche prelibatezza in più come i gustosi bocconcini di formaggio fritto (nella foto). Entrambi i locali, per fortuna, offrono un pratico menu in inglese in alternativa all’alfabeto locale, incomprensibile per i profani. Per finire, una caratteristica importante dei ristoranti cittadini, come peraltro di Sofia in generale, sono i prezzi imbarazzanti: si può portare a termine un pasto completo con l’equivalente di 10 euro!

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