Le osterie di fuori porta

La vecchia canzone di Francesco Guccini che parlava di “osterie di fuori porta” non si riferiva certamente all’Osteria La Civichella, ma siamo sicuri che il cantore del vino e della convivialità bolognese apprezzerebbe senz’altro (se non l’ha già fatto) questo eccezionale locale nei pressi di Castel San Pietro Terme. Qui tutto è davvero come una volta, partendo dai tavolini di legno e dall’atmosfera familiare per arrivare al cibo: deliziosi salumi artigianali, robustissimi ravioli al ragù di salsiccia, e per chiudere un “unicum” come il prelibato budino di nonna Mariuccia. Sapori immutati nel tempo che si accompagnano a un rispetto quasi religioso della tradizione: d’altronde, in provincia di Bologna, le osterie sono una vera e propria istituzione! Per saperne di più vi rimandiamo come sempre alla nostra recensione completa.

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Sotto Capriano il tortello campa

Le trattorie, quelle di una volta: in senso letterale (il locale in questione esiste addirittura dal 1877!) e anche per la capacità di abbinare perfettamente la tradizione alla quotidianità. Stiamo parlando della trattoria La Pergolina, che a Fenili Belasi – piccola frazione di Capriano del Colle, in provincia di Brescia – è da sempre un punto di riferimento per buongustai e viaggiatori di passaggio, ma soprattutto per i lavoratori della zona. Per questo motivo non mancano le offerte speciali, come i menu di lavoro a soli 15 euro, e i menu degustazione. La specialità della casa, comunque, sono i piatti robusti e tradizionali: i superbi tortelli al Bagoss, i casoncelli, il brasato al cinghiale, e su prenotazione anche il tipico spiedo alla bresciana. Il tutto in porzioni decisamente soddisfacenti e accompagnato da buoni vini del territorio. Segnatevi l’indirizzo e consultate la nostra recensione completa!

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La porta della Valtellina

Gli indirizzi per mangiare bene a Bormio non mancano di certo, e di qualcuno di essi abbiamo già parlato in passato: ad esempio il famoso Al Filò o l’ottimo ristorante del Rezia Hotel. Ma se qualcuno (ipotesi piuttosto remota, lo riconosciamo) si ritrovasse a passare per caso dalla “Magnifica Terra” senza sapere assolutamente nulla della cucina valtellinese, non avremmo dubbi nell’indirizzarlo all’Agriturismo Rini: una vera e propria porta d’accesso alle specialità di Bormio, anche per la sua posizione proprio all’ingresso del paese. L’atmosfera da baita montana è l’ideale per una rapida ma soddisfacente panoramica su tutte le prelibatezze del luogo: bresaola, sciatt, pizzoccheri e gli ottimi formaggi ricavati dal latte delle oltre 60 mucche allevate nella stalla dell’agriturismo, per finire con un delizioso sorbetto al Braulio. Come primo impatto con la gastronomia della Valtellina, prima di sperimentare piatti più arditi, non è affatto male. Leggete la nostra recensione completa per saperne di più!

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Da Buenos Aires a Legnano

Divise dall’oceano ma unite dalla storia… e dalla griglia: sul legame tra Italia Argentina si sono scritti libri interi e non è il caso di tornarci sopra, anche perché ne abbiamo parlato diffusamente ai tempi del nostro viaggio nel paese delle pampas. Ed è proprio in virtù di quella splendida avventura se oggi possiamo parlare con cognizione di causa della cucina argentina e dare un giudizio decisamente positivo su La Parrilla (= la griglia, appunto), nuovo ristorante a due passi dalla stazione di Legnano, in provincia di Milano. Il menu, ovviamente incentrato sulla carne di manzo, è filologicamente perfetto: ci sono tutti i tagli più pregiati, dal lomo al bife ancho passando per il prelibato diaframma, le immancabili empanadas di antipasto, le migliori bottiglie di Malbec (da provare il Don Diego). Persino i dettagli sono curatissimi, come dimostrano la presenza del chimichurri – una gustosissima salsina per accompagnare la carne – e persino del liquore Legui. Qualche perplessità, semmai, la lasciano la non eccezionale offerta all you can eat e l’inconsueta illuminazione (o meglio, non illuminazione) della sala. Vi rimandiamo come di consueto alla nostra recensione completa per tutti i particolari!

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Facciamo alla romena

Il centro storico di Bucarest è un sorprendente e insospettabile mix tra una città fantasma e un parco divertimenti per adulti che non ha nulla da invidiare a Las Vegas: costruzioni in rovina e negozi dal design all’avanguardia, antichi edifici abbandonati e sfrenati locali notturni si susseguono senza soluzione di continuità. In mezzo naturalmente ci sono anche i ristoranti, che, a saperli scegliere con accortezza, offrono un campionario assai interessante e a buon mercato della gastronomia rumena. Alcuni di essi sono veri e propri monumenti storici, come l’Hanu’ Lui Manuc, il più antico albergo della città, datato 1802 e dotato di una spettacolare corte interna: vale la pena di visitarlo anche solo come attrazione turistica – e infatti è inserito in tutti gli itinerari guidati – ma la cucina è ottima e le specialità locali sono servite nella loro migliore versione. Specialità che, è bene dirlo, non sono adatte ai deboli di stomaco: dalle sarmale (involtini di verza ripieni di carne macinata) ai mici (salsiccette speziate), per arrivare alle varie ciorbe (zuppe) e ai dolcissimi papanasi (ciambelline fritte al formaggio), il menu comprende ben poco di  dietetico.

Il ristorante più famoso della città è comunque senza dubbio il Caru’ cu Bere, che di anni di attività ne ha “solo” 130 ma può contare su un perfettamente conservato arredamento neo-gotico e, nonostante gli oltre 200 coperti, è perennemente strapieno. Merito dei prezzi bassi, della birra artigianale e di alcuni piatti-feticcio come un pantagruelico stinco di maiale. Meno famoso, meno storico e più sobrio, ma ugualmente (o forse più) rappresentativo della tradizione è la Crama Domneasca: il livello dei prezzi qui è appena più alto, ma i piatti sono impeccabili (da non perdere le salsicce di montone) e le porzioni davvero abbondantissime. Infine, sempre nel centro storico, ci si può concedere una breve sosta alla birreria Hanul cu Tei, altro locale che sta per tagliare il traguardo dei due secoli di vita e che occupa praticamente un’intera via, frequentatissima dagli studenti della vicina università.

Una piccola avvertenza per chiudere: nel conto dei ristoranti rumeni le mance non sono incluse, ma sono comunque attese, nella misura di almeno il 10% del totale (meglio se il 12%). Tenetene conto nel programmare il vostro budget, che comunque non sarà inaffrontabile: è davvero difficile andare oltre i 30 euro di spesa per un pasto completo.

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Altro ke ristoranti!

Sia pure con il solito inqualificabile ritardo, eccoci pronti ad aggiornarvi sugli esiti delle ultime missioni gastronomiche. La nuova recensione vera e propria riguarda l’Altroké, un giovane ristorante di Milano dalla formula ancora da perfezionare: le porzioni sono un po’ troppo ridotte e i prezzi, al contrario, decisamente esagerati, anche se bisogna tener sconto dei fortissimi sconti che arrivano fino al 50% (per esempio prenotando tramite The Fork). Per contro l’entusiasmo non manca, e neppure le idee: alcuni piatti sono molto interessanti, come la cacio e pepe al battuto di gamberi rossi, altri semplici ma ben riusciti (vedi il polpo croccante su vellutata di patate e porri). Vi rimandiamo come sempre alla nostra recensione completa per approfondire.

Sempre a Milano, ma diametralmente opposto sia per location geografica sia per tipologia, ecco Al Padellone: una ruspante steakhouse e pizzeria al trancio amata dai bikers, ma ideale anche per chi vuole godersi una buona grigliata di carne a prezzi non eccessivi. E infine, per l’ultimo consiglio, ci spostiamo a Settimo Torinese: qui troverete il ristorante René, che si farebbe già amare con i suoi manifesti dei film di Pozzetto e Calà alle pareti, ma poi irrobustisce l’impressione iniziale con ottimi piatti di cucina piemontese, dal vitello tonnato ai risotti. Da testare più approfonditamente!

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Pietre miliari

Ci sono ristoranti che nel corso degli anni riescono a trasformarsi in irrinunciabili punti fermi mentre il mondo intorno a loro cambia vertiginosamente: è il caso dell’Osteria Le Pietre Cavate, una vera e propria istituzione in zona corso Sempione a Milano. Questo locale aperto da più di quarant’anni, di chiara ispirazione toscana, ha però arricchito il suo menu con diversi piatti a base di pesce, fino a diventare uno degli ultimi esemplari di ristorante “per tutte le stagioni“, una specie ormai in via di estinzione. La specialità della casa resta comunque la carne alla brace, in particolare fiorentinafiletto; il resto lo fanno l’atmosfera calda e la non banale attenzione al cliente. Per saperne di più, non vi resta che leggere la nostra recensione completa!

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