Non perdete il Filò

Che il ristorante Al Filò fosse il migliore di Bormio lo sapevamo da tempo, ma solo per sentito dire; ora possiamo confermarlo per esperienza diretta e, perché no, estendere il giudizio anche a buona parte dell’Alta Valtellina. Vera e propria istituzione in questa splendida località turistica, il Filò riesce nella rara impresa di conciliare i piatti tradizionali – eccezionali ma alla lunga un po’ monotoni – con la creatività e la raffinatezza di un menu assai vario e sorprendente. E l’atmosfera, grazie alle cantine in pietra di una stalla risalente al ‘600, fa la sua parte. Il tutto ha un prezzo (45-50 euro per un pasto completo) ma ne vale decisamente la pena, sia per chi ama sperimentare sia per  chi preferisce rifugiarsi nei grandi classici come i pizzoccheri e la grigliata “bastonata”, qui al loro meglio. Per tutto il resto leggete la nostra recensione completa!

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Sorpresa Pasqualon

Il centro storico di Pesaro non può che rievocare, per noi Locuste, uno dei più entusiasmanti ricordi della nostra carriera, legato a quell’Antica Osteria La Guercia che costituì una delle nostre primissime tappe culinarie. Confrontarsi con questo vero e proprio mito fondante non è impresa facile, ma pochi passi più in là ci prova l’Osteria Pasqualon, che per sua fortuna ha scelto tutt’altra strada: ambiente alla mano e cucina essenziale, con un buon assortimento di pizze e carne alla griglia, ma anche una certa cura per i dettagli. A fare la fortuna del ristorante sono in particolare le porzioni abbondantissime, davvero a misura di Locusta; bisogna ammettere però che, pur in un contesto senza pretese, la presentazione dei piatti è davvero curata e la selezione di prodotti locali (dalle carni ai salumi, passando per vini, birre e grappe) è particolarmente apprezzabile. Insomma, senza andare a scomodare inarrivabili termini di paragone, una meta validissima per una breve sosta ristoratrice. Non vi resta che leggere la nostra recensione completa per maggiori dettagli!

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I poeti della piadina

La pubblicità televisiva ha sicuramente molte colpe ma anche qualche piccolo merito: tra questi, quello di aver fatto conoscere al grande pubblico il poeta Tonino Guerra e il suo incantevole borgo, Santarcangelo di Romagna. Quel “piccolo mondo antico” oggi è una vera e propria attrazione turistica, una sorta di museo a cielo aperto di cui naturalmente fa parte a pieno titolo anche il cibo: l’Osteria La Sangiovesa, che da Guerra era assiduamente frequentata, è una tappa obbligata non soltanto per gustare le prelibatezze locali, ma anche per ammirare il suo repertorio di ceramiche e utensili d’epoca e le straordinarie cantine scavate nel tufo. Qui, comunque, ci concentriamo essenzialmente sull’aspetto mangereccio, e anche su quello c’è parecchio da dire: eccezionali piadine preparate nei fornelli “a vista” all’interno del ristorante, salumi di qualità prodotti nelle vicine tenute di proprietà, e poi ancora gnocchi di ricottaconigliopiccione, la deliziosa zuppa inglese… Insomma, un perfetto bignami della cucina romagnola, anche se i prezzi non sono proprio da osteria. Per saperne di più non resta che leggere la nostra recensione completa!

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Il richiamo del Gusto

Le scorribande delle Locuste al Crotto da Gusto sono cominciate nel lontano 2003 (anche se per qualcuno di noi la prima visita si perde nella notte dei tempi): possiamo calcolare quindi, approssimativamente, almeno una quarantina di “missioni” ai Monti di Gottro. Bene: sembra incredibile, ma in questa lunga avventura non ci è mai capitato neppure una volta di incontrare una giornata di maltempo. Evidentemente lassù qualcuno ci ama… o forse vuole eliminarci più rapidamente possibile. Così anche sabato 29 aprile, nonostante la nevicata del giorno prima, il nostro annuale raduno al Crotto si è svolto in un clima paradisiaco: sole, temperatura mite, panorama incantevole. Non che importasse molto: la giornata, come al solito, è trascorsa tra una mestolata di polenta oncia e un nefasto brindisi con GT, questa volta arricchito dalla sorprendente presenza di un Chianti che ha sostituito almeno in parte l’usuale Barbera. I nostri eroi, come sempre, si sono difesi alla grande, anche per onorare i promessi sposi seduti alla loro tavola con due addii al celibato degni di questo nome; e la cucina del Crotto (malgrado la colpevole assenza dei pizzoccheri) continua a essere una garanzia. Come sempre, se volete farvi un’idea della giornata potete visitare la galleria fotografica in continuo aggiornamento sulla nostra pagina Facebook oppure sulla pagina dedicata al Crotto. E al prossimo pranzo non potete mancare!

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