La Regina di Napoli

31 agosto 2016

Inutile negarlo: la gastronomia partenopea è ricca e variegata, ma per la stragrande maggioranza della popolazione Napoli vuol dire pizza, e a giusta ragione. Questo piatto straordinario si è diffuso in tutto il mondo partendo dai vicoli del centro, che restano però, ancora oggi, il posto migliore per assaggiarlo “in purezza” e al netto da qualsiasi contaminazione. Naturalmente anche a Napoli la pizza assume diverse configurazioni, che hanno in comune l’eccellente qualità di impasto e ingredienti: in via dei Tribunali ci sono le interminabili code davanti a Sorbillo e le pizze da asporto di Di Matteo, ma poco lontano un buon compromesso fra successo e… accessibilità lo offre la Pizzeria Attanasio. Noi, in particolare, abbiamo provato i due estremi opposti della “catena alimentare” della pizza: da una parte l’Antica Pizzeria Port’Alba, considerata la più antica pizzeria del mondo (è aperta dal 1738!) e ancora oggi all’insegna della semplicità e della genuinità senza fronzoli. Dall’altra la raffinata Regina Margherita, affacciata sul lungomare davanti a Castel dell’Ovo e specializzata in pizze gourmet con ingredienti DOP e Presìdi Slow Food. I due locali sono agli antipodi in tutto, prezzi compresi: da una parte il conto per una cena completa non arriva a 20 euro, dall’altra è molto simile a quanto si pagherebbe in un locale milanese. Il minimo comun denominatore, però, è la cura maniacale dedicata alla preparazione: come potrebbe essere altrimenti nel luogo in cui la pizza è una religione?

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Lezioni di Chitarra

29 agosto 2016

Siamo in debito con voi di numerose recensioni estive e, soprattutto, di una missione prevedibilmente coronata dal successo: quella nel cuore di Napoli, città di meraviglie anche gastronomiche. Come sempre, l’anima partenopea dà il meglio di sé nei cibi di strada, dalle straordinarie sfogliatelle di Scaturchio alla debordante “graffa” con gelato e panna dello chalet Ciro a Mergellina. Il nostro viaggio parte però da uno dei ristoranti più atipici che abbiamo incontrato: l’osteria La Chitarra, ben nascosta nei vicoli intorno a Mezzocannone. Il nome – e la chitarra appesa alla parete! – non sono casuali, dato che il fondatore fu il chitarrista Egisto Sarnelli. Oggi la gestione è cambiata, ma il locale conserva la sua anima: quella di trattoria casalinga e alla buona, ben lontana dai circuiti turistici. Uno di quei posti (non è facile trovarli) in cui non si rimane delusi neppure dalle preparazioni più semplici ed essenziali, come una caprese o un piatto di polpette. Da provare, sapendo che non si va incontro a raffinatezze culinarie ma a una cena genuina e alla portata di tutti: leggete la nostra recensione completa per saperne di più!

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Amatriciana per rinascere

27 agosto 2016

La notizia è già rimbalzata sulle colonne dei maggiori quotidiani italiani e internazionali, ma ci sembra comunque il modo migliore per riprendere l’attività del blog dopo un mese esatto di “vacanze” culinarie. Un futuro per Amatrice è il nome della campagna lanciata da Slow Food all’indomani del tragico terremoto che ha colpito la cittadina in provincia di Rieti e l’intera zona al confine tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. L’idea è tanto semplice quanto efficace: un appello ai ristoratori di tutto il mondo a inserire in carta la pasta all’amatriciana, piatto simbolo della città e della gastronomia italiana, e a mantenerla per almeno un anno. Per ogni piatto di amatriciana consumata, due euro saranno devoluti al Comune di Amatrice: a sostenere le spese saranno il ristoratore e il cliente, per il 50% ciascuno. Se ci si pensa, il legame è tutt’altro che pretestuoso: “ristorare” e “restaurare” sono, in fondo, la stessa parola, e non c’è piatto che più dell’amatriciana possa simboleggiare la volontà di ritrovare forza ed energie dopo il terribile disastro di questi giorni. L’iniziativa, infatti, ha ottenuto immediato successo e moltissime sono le adesioni di prestigio: sul sito di Slow Food è già disponibile il primo elenco dei locali aderenti.

In qualità di Locuste siamo passati da Amatrice nel lontano 2004, nel corso di uno dei nostri primissimi viaggi. Alla Trattoria “La Campagnola” arrivammo per puro caso, consigliati da un altro ristoratore il cui locale in quel momento era chiuso. A titolo di piccolo omaggio, ripubblichiamo qui la recensione dell’epoca di quell’ottimo pranzo, sperando di avere al più presto notizie sulla sorte del ristorante.

Foto tratta da Eataly.net.

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