Non è tutto Cannonau…

26 agosto 2015

Il Cannonau prodotto alle pendici del Gennargentu ha le stesse caratteristiche di quello che arriva dalla Nurra o dal Sulcis? Ovviamente no, ma per i meno esperti è difficile rendersene conto, a causa di una nomenclatura che rende ben poca giustizia alle diversità territoriali. Abbiamo avuto modo di approfondire l’argomento nel corso dell’estate, approfittando della squisita ospitalità della cantina Giuseppe Sedilesu, forse la più celebre e prestigiosa di Mamoiada. Questa  cittadina a pochi km da Nuoro, famosa per essere la patria dei mamuthones, fino a una ventina di anni fa non produceva neppure vino in bottiglia: le stesse cantine Sedilesu sono nate nel 1999. Oggi, però, i suoi Cannonau – dall’eccezionale Ballu Tundu al barricato Carnevale – sono esportati in tutto il mondo e le bottiglie più pregiate, come l’eponima riserva, sono vendute a 35 euro l’una. La cantina Sedilesu ha anche recuperato il semisconosciuto vitigno autoctono Granazza, traendone lo squisito bianco Perda Pintà, lasciato fermentare sulle bucce. Da questa ricchezza di famiglia, in unione di intenti con altri produttori, nasce l’idea di tutelare le specificità locali: come ben descritto da Luciano Pignataro, a Mamoiada sta nascendo un’associazione che mira prima di tutto a ottenere un riconoscimento geografico e un marchio specifico per identificare i vini locali. Per ora è mancato il sostegno della Regione: le istituzioni faranno ancora orecchie da mercante?

sedilesu

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