True lies

Pensando alla Germania la prima cosa che immaginate è l’enorme sala di una birreria, con lunghe tavolate in legno, birra che scorre come acqua del rubinetto e oceaniche porzioni di stinchi e bratwurst? Bene, quel posto è la Brauhaus Georgbraeu, nel pieno centro di Berlino. Ed è fasulla, nel senso che il suo aspetto anticheggiante non ha niente a che vedere con la realtà: come tutto il quartiere Nikolaiviertel, l’edificio che la ospita è stato ricostruito ex novo negli anni Ottanta, in occasione di una fastosa quanto pacchiana celebrazione dell’anniversario della fondazione della città. Malgrado le premesse, il risultato estetico è piacevole; ma soprattutto la birra artigianale (prodotta direttamente nel locale) e i corposi piatti tipici, dal goulasch alla Berliner Boulette, sono genuini e decisamente reali. A pochi metri di distanza c’è anche lo Zum Nussbaum, altro ristorante ricostruito sul modello di uno storico ritrovo distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. E anche chi non apprezza i criteri urbanistici della DDR non potrà rimanere indifferente di fronte a certi piatti…

goulasch

Annunci

Sorrisi e formaggi

Colpo doppio per Slow Food, che incassa il successo dell’edizione 2013 di Cheese e ne approfitta per presentare anche la nuova edizione della sua celeberrima guida Osterie d’Italia. Andiamo con ordine: la biennale manifestazione di Bra dedicata ai formaggi di ogni ordine e grado si è chiusa lunedì 23 settembre con un bilancio positivo, come testimoniano i 250mila visitatori stimati. Certamente merito di un clima benevolo ma, dice il boss Roberto Burdese, anche del fatto che “molti casari, pastori e rivenditori si battono per un prodotto sano e per rilanciare il settore lattiero-caseario”. E infatti il progetto Salva un formaggio!, un censimento dei formaggi “in via d’estinzione” da salvare su un’ideale Arca del Gusto, ha riscosso un grande successo con oltre 250 prodotti proposti dal pubblico.

Quanto alla “Bibbia”, come ci piace chiamare affettuosamente la principale guida alla ristorazione edita da Slow Food, si presenta con alcune significative novità: le più evidenti sono i due simboli dell’Annaffiatoio, che identifica le osterie con un orto di proprietà, e dell’Insalatiera per i locali che propongono menu vegetariani. “È grazie a gente come voi – ha detto Carlin Petrini agli osti presenti – che questo nostro Paese sta in piedi: grazie a chi tiene in vita la memoria dei sapori, trasformando i beni della terra in piatti meravigliosi”. 232 le osterie “chiocciolate”, di cui 25 in Toscana e 23 in Piemonte o Veneto; le nuove segnalazioni rispetto allo scorso anno sono ben 153 per un totale di 926 pagine, al prezzo di 22 euro.

Cheese_20130923-134052

L’udienza è tolta

Come tutte le metropoli che si rispetti anche Berlino trabocca di ristoranti esotici di ogni origine e nazionalità, ma le Locuste, anche nel corso del loro viaggio più recente nella capitale tedesca, hanno preferito concentrarsi sulla cucina locale. Anche se si fa presto ad accorgersi che questa consiste di ben pochi elementi ripetuti in ogni combinazione possibile: stinco di maiale, bratwurst, Wiener Schnitzel (che berlinese non è, ma è comunque onnipresente) e, per chi proprio vuole essere appena più originale, Berliner Bulette e fegato con cipolle. Dopo tre giorni di mangiate di questo genere, possiamo senz’altro permetterci di emettere un verdetto finale, e la “sentenza” non può che essere a favore della Zur Letzten Instanz; ossia “L’Ultima Istanza”, il ristorante a due passi dal tribunale che soddisfa i palati di berlinesi e turisti addirittura dal 1621. Godetevi la recensione aggiornata e, già che ci siamo, date un’occhiata anche al Die Berliner Republik, di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi a proposito della Borsa delle Birre. La breve carrellata – che proseguirà nei prossimi giorni – termina con lo Zum Nussbaum, altro locale con una storia secolare proprio nel cuore del (falsamente) antico quartiere Nikolaiviertel: non perdetevelo!

In attesa di nuove recensioni, vi invitiamo intanto a leggere l’intervista che Cinzia Tosini ha voluto dedicare al nostro Navigatore Capo per il suo blog Storie di Persone: complimenti per il coraggio!

nussbaum

Investire in birra

Avete presente quelle idee geniali che, una volta realizzate, portano inevitabilmente a chiedersi: “Ma perché non ci ho pensato prima io”? Ecco, questa è la sensazione che proviamo ogni qual volta ci capita di recarci a Berlino, terra di inesauribile creatività (alla faccia del pregiudizio che vorrebbe i tedeschi monotoni e poco fantasiosi). Anche in questo caso la capitale tedesca ci ha sorpreso con l’incredibile invenzione del Die Berliner Republik, una birreria che sorge sulle rive della Sprea, in una traversa della centralissima Friedrichstrasse: un locale che ha molti meriti, tra cui quelli di restare aperto fino alle 6 del mattino (cucina compresa) e offrire ben 18 tipologie di birra alla spina, ma soprattutto si autodefinisce a buona ragione la Borsa della Birra. Infatti, come potete vedere nella foto e nel video qui sotto, da queste parti i prezzi della birra – e non solo – sono soggetti alla legge della domanda e dell’offerta: più una varietà di birra viene acquistata, più il suo costo aumenta, mentre via via decrescono i prezzi di quelle meno gettonate (minimo e massimo sono prefissati). Un meccanismo che accontenta tutti: i clienti possono costantemente approfittare di sconti e offerte speciali, o almeno credere di averlo fatto, mentre il gestore ha la certezza di smaltire prima o poi anche i fusti di birra meno richiesti… L’idea, già da sola, potrebbe avere sviluppi devastanti, senza parlare di una sua possibile applicazione al cibo, tanto per dare ragione a chi dice che il mondo della finanza è tutto un “magna magna”.Certo, il rovescio della medaglia è dietro l’angolo: le leggi del mercato potrebbero finire per portare alla luce i prodotti più scarsi ed emarginare quelli di maggiore qualità… Ma in fondo non è proprio quello che accade nel fantastico mondo del capitalismo reale?

(n.b. in attesa della recensione completa, vi rimandiamo alla pagina del Die Berliner Republik per foto e dettagli)

republik4

 

 

 

 

 

 

 

Stinchi da santo

Mentre scriviamo queste poche righe abbiamo ancora negli occhi e nelle papille gustative l’inimitabile stinco di maiale bollito servito dalla Zur Letzten Instanz, per gli amici l’Ultima Istanza, storico locale di Berlino (e “storico” non è una frase fatta: esiste dal 1621) che non potevamo esimerci dal tornare a visitare dopo la prima fruttuosa missione di qualche anno fa. Presto arriveranno altri succulenti aggiornamenti dalla capitale teutonica, ma intanto per tutti coloro che non hanno la possibilità di recarsi in Germania c’è una bella sorpresa: da venerdì 20 a domenica 22 settembre a Mede, in provincia di Pavia, si tiene il “secondo round” della Sagra dello Stinco di Maiale con Cotenna, dopo il successo dello scorso weekend. A organizzarla, manco a dirlo, sono gli amici della Sagra della Scottona, sempre attivi quando si tratta di carne: oltre allo stinco, il ristorante (aperto dalle 19 alle 22 e la domenica dalle 12.30) propone anche nervetti, salumi di cinta senese, gambetto lesso, e poi agnolotti e risotti. Certo, a Berlino non ci sarebbe stato bisogno di specificare “con cotenna”, ma tant’è…

cotenna

Be rich in Zürich

Non è troppo elegante parlare di soldi ma, si sa, il prezzo è un elemento fondamentale per la valutazione di un ristorante. Quando poi si è in Svizzera, più o meno il discorso va sempre a girare intorno al denaro: e in particolare a Zurigo, una delle città più costose d’Europa se non la più cara in assoluto. Nella linda capitale della finanza mondiale un biglietto del tram costa 4 franchi (il franco vale circa 0,80 euro), un cappuccino arriva a 5, una camera d’albergo anche a due stelle difficilmente va sotto i 100: c’è poco da stupirsi dunque se anche per mangiare bisogna spendere un patrimonio. Chi non può vantare redditi da nababbo può però cavarsela in qualche modo, anche in pieno centro, e prendere due piccioni con una fava grazie alla Zeughauskeller Zürich: un grazioso locale in inconfondibile stile elvetico, zeppo di armi antiche (il suo nome significa “arsenale”) ma anche di specialità culinarie svizzere, tutte rigorosamente a base carnivora. 15 tipi diversi di wurstel e svariati tagli di manzo, maiale, pollo e agnello possono bastare a dimenticare un conto che tutto sommato, per i canoni italiani, è ancora abbastanza salato? Scopritelo leggendo la nostra recensione!

zurich

Balla balla Baladin

Da piccolo birrificio del cuneese a vera e propria multinazionale della birra: non è un modo di dire, perché esistono locali targati Baladin anche a New York (all’interno di Eataly) e persino ad Essaouira, in Marocco. E da venerdì 13 settembre alla grande famiglia – che comprende altre 10 location italiane – si unirà anche il Baladin Milano, pronto all’inaugurazione in una zona centralissima del capoluogo: via Solferino 56, proprio all’incrocio con i bastioni di Porta Nuova. A partire dalle 20 si potrà finalmente accedere al nuovo locale, ammirare l’arredamento a tema su cui gli appassionati hanno già avuto qualche anticipazione tramite Facebook e Twitter, e soprattutto aprire il fuoco delle polemiche: il Baladin ha snaturato la sua identità? La forma ha superato il contenuto? Siamo ancora nell’ambito della virtuosa alfabetizzazione enogastronomica o ci siamo già spostati nel bieco sfruttamento del consumatore? Ci sarà tempo per discuterne. Noi, tutto sommato, siamo convinti che Teo Musso (uno che faceva birra artigianale quando non esisteva la birra artigianale) sappia il fatto suo, e soprattutto che un locale a vocazione birraria nell’asfittico panorama milanese non possa che fare bene.

p.s. ma si dice Baladìn o Baladèn??

baladinmi