Non sputare nel piatto che mangi

23 maggio 2013

Nessun errore di grammatica nel titolo: nel caso di Pappami ciò che si mangia è proprio il piatto, a base di farina di grano duro e tenero e pasta di frumento. Non è forse una prima assoluta (non sono pochi i piatti tradizionali serviti direttamente in contenitori di pane o focaccia), ma l’azienda di Rovereto ha avuto il merito di realizzare l’idea e di commercializzarla su larga scala, anche per la ristorazione: il prodotto era già stato presentato al Salone del Gusto, ora l’abbiamo rivisto all’ultima edizione di Tuttofood. I vantaggi: ha una capacità di circa 300 cc, scade dopo oltre 5 mesi dalla produzione ed è in grado di conservare anche i cibi più caldi per almeno una ventina di minuti. Il che lo rende potenzialmente adattissimo a zuppe e minestre: la possibilità di staccare direttamente un pezzo nel piatto per intingerlo nel minestrone non è cosa da poco… Da verificare il rendimento “sul campo”, per il momento pare una soluzione ideale per chi, come le Locuste, è talmente affamato da divorare volentieri anche le stoviglie.

pappami

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