La fredda cronaca

11 aprile 2013

La domanda, come ogni anno, corre già sulle navette che riportano gli sfortunati viaggiatori dalla Fiera di Verona alla stazione di Porta Nuova: ma che Vinitaly è stato? Cerchiamo di esaminarlo senza pregiudizi, lasciando poco spazio alle impressioni di chi, purtroppo, ha vissuto soltanto per un giorno la più grande manifestazione enologica del mondo. È stato un Vinitaly soddisfacente? Secondo le parole degli oltre 4200 espositori sicuramente sì, ma anche secondo i numeri: i visitatori complessivi sono in crescita del 6% e hanno sfondato il muro dei 150.000, quelli stranieri (circa un terzo) sono saliti del 10% e provengono in gran parte da Brasile, Russia e Cina, i mercati più interessanti. Un Vinitaly esterofilo, dunque? Senz’altro: non solo per i tanti contatti con gli operatori di altri paesi, ma anche perché questi ultimi cominciano a manifestare maggiore esperienza e ricerca della qualità. Un Vinitaly un po’ “freddo“? Climaticamente sì, ma non solo: di certo si è privilegiato il pragmatismo del punto d’incontro tra buyer e cantine rispetto alla spettacolarizzazione, malgrado la presenza estemporanea di certi VIP. Un Vinitaly originale? Probabilmente no: poche le nuove “mode”, tante tendenze affermate come la riscoperta dei rosè e delle bollicine anche al di fuori delle classiche zone di produzione. E allora, un Vinitaly ricco? Forse non in senso assoluto, ma di certo sì (e in maniera confortante) nel panorama di un’Italia che attraversa, in ogni altro settore, un drammatico periodo di recessione.

vinitaly2013

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