La piadina è protetta

25 gennaio 2013

Ne avevamo parlato più di un anno fa, adesso un aggiornamento è doveroso: la piadina romagnola dal 21 gennaio ha il suo disciplinare Igp, come sancisce l’apposito decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Risolta, a quanto pare, la diatriba tra riminesi e ravennati: la “vera” piadina potrà infatti essere di due tipologie, quella romagnola più spessa (4-8 mm), rigida e friabile, quella di Rimini più larga, morbida e sottile. Per ottenere l’Indicazione Geografica Protetta, inoltre, la piadina dovrà essere prodotta nel territorio delle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna o Bologna, utilizzando come ingredienti soltanto acqua, farina, sale, grassi e lievito e, ovviamente, senza conservanti o additivi artificiali. Coinvolte una quarantina aziende con un fatturato di circa 100 milioni di euro all’anno.
A suo tempo, la decisione di dotare la piadina di un disciplinare Igp aveva scatenato non poche polemiche soprattutto in seno a Slow Food, i cui rappresentanti ritenevano che le nuove norme proteggessero le grandi realtà industriali più che i piccoli produttori. La situazione sarà cambiata?

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