Il succo del problema

7 settembre 2012

Nelle ultime settimane si è parlato molto del “decretone Sanità” studiato dal ministero di Renato Balduzzi: tra gli altri motivi del contendere, il presunto aumento della tassazione sulle bibite, purché gassate e contenenti una percentuale di zucchero superiore al minimo stabilito dalla legge. Una norma discutibile non tanto per l’imposta in sé, quanto per la pretesa di condizionare le abitudini alimentari dei cittadini cercando di imporre al mercato una ben precisa direzione di sviluppo. Sta di fatto che, nella stesura finale del decreto varato dal ministero, di “bibite tassate” non c’è traccia; c’è invece un’altra norma, quella che impone per i succhi di frutta un contenuto minimo di succo naturale del 20%, limite ben più alto dell’attuale 12% (attenzione: la norma vale per tutte le bevande che esprimono un richiamo alla frutta nel proprio nome, quindi anche aranciate e limonate). In questo caso, tutti contenti: consumatori, commentatori e anche la Coldiretti, che spera in una maggiore produzione di agrumi. Certo, a guardar bene si tratta pur sempre di un tentativo di modificare lo stile di vita dei cittadini… ma allora qual è il limite tra un provvedimento benefico e un’indebita ingerenza? E fin dove si può arrivare nel regolamento e nella pianificazione dell’alimentazione?

(Foto tratta dal sito ok-salute.it)

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