Il giallo del vino cinese

3 maggio 2012

Innanzitutto chiediamo venia per il titolo, ma c’è chi ha fatto peggio: leggere per credere.
Freddure a parte, il tema è molto serio: ormai da anni ci sentiamo ripetere – è successo anche recentemente a Perugia – che il vino italiano non si vende più, i consumi diminuiscono, le cantine sono piene, e che la nuova frontiera della produzione enologica italiana è l’esportazione. Eppure oggi veniamo a sapere che in Cina, il mercato in teoria più vasto, ricco e appetibile del mondo, soltanto il 6% delle bottiglie vendute proviene dall’Italia: quota che, per di più, si è dimezzata negli ultimi dieci anni (nel 2001 era al 14%). Tutto questo benché gli addetti ai lavori cinesi siano accorsi in massa al recente Vinitaly, e in barba pure all’accordo firmato lo scorso mese di ottobre a Pechino tra Enoteca Italiana e un distributore locale. Dov’è finito il tanto decantato – è il caso di dirlo – Made in Italy che dovrebbe farci uscire dalla crisi?

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