Renato, Renato, Renato

A chiunque conosca la città di Sassari, il nome “Renato” evoca soltanto bei ricordi gastronomici: la piccola paninoteca di via Roma è diventata negli anni un vero e proprio oggetto di culto soprattutto per i più giovani, con tanto di gruppi celebrativi su Facebook. Tra le sue specialità ci sono il Capriccio, una bomba calorica a base di formaggio, salsa rosa, ketchup e speck, e l’Hambovo, hamburger con uova al tegamino. Il tempo dei “paninari” sarà pure passato, ma Renato non ne vuole sapere di cambiare filosofia, e anzi recentemente ha rilanciato la sfida battendo un record molto particolare: un unico panino di 10,4 kg, il più grande mai realizzato! L’impresa è documentata da un bellissimo video che potete gustarvi qua sotto. Che invidia nei confronti di chi c’era…

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Otto donne e un Recioto

Altro che mimose e sdolcinatezze varie: la Festa della Donna si celebra in cantina, e non come semplice ricorrenza ma come giusto tributo alle figure femminili che nel mondo del vino lavorano duramente da mattina a sera. L’idea è del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, organizzatore di Otto donne per l’8 Marzo: una serata alle Cantine dell’Arena di Piazzetta Scalette Rubiani, a Verona, in cui otto note produttrici della Valpolicella racconteranno la loro attività e i loro vini. L’incontro, in programma naturalmente giovedì 8 marzo a partire dalle 20.30, sarà seguito da una degustazione guidata condotta da Karen Casagrande, la “ragazza prodigio” che nel 2010, a soli 24 anni, ha vinto il titolo di Sommelier dell’Anno assegnato dalla FISAR. La serata si chiuderà poi con un concerto di Musica Jazz dei Miss Marple. Sì, ma perché ve ne parliamo oggi? Semplice: per partecipare è necessario prenotare entro il 1° marzo al numero di telefono 045-7703194 o all’indirizzo info@consorziovalpolicella.it. Affrettatevi!

 

Ristorante fai da te?

“Se vuoi mangiare davvero bene, impara a cucinare a casa tua“: filosofia luogocomunista che ovviamente esecriamo, ma purtroppo non manca di adepti (certamente anche per gravi colpe di chi non ha saputo convincere il pubblico del contrario). Che piaccia o no, è un fatto che l’approccio del “fai da te” imperante sul web è in procinto di essere applicato anche alla ristorazione: nel caso specifico grazie a Gnammo, social network tutto italiano di freschissima inaugurazione che promette mirabilia a chi si volesse improvvisare cuoco. In sostanza Gnammo è una bacheca di annunci: il potenziale cliente indica date ed esigenze, lo “chef” mette a disposizione la sua casa e i suoi cavalli di battaglia culinari. Trovato un punto d’incontro, il gioco è fatto: senza andare al ristorante, ci si può godere una cena all’insegna della cucina casalinga, nel vero senso della parola. Qualche dubbio rimane: per esempio, il sistema promette di retribuire i cuochi dilettanti, ma come? Lo scopriremo, forse, quando il sito sarà effettivamente in funzione; per il momento è possibile leggere il blog, naturalmente a tema gastronomico, e inviare contributi.

Spicchi di passione

Forse è l’aspetto del pallone (arancione e a spicchi come un frutto succoso), più probabilmente la location emiliana che ha segnato gran parte della sua storia in Italia: sta di fatto che il legame tra pallacanestro e gastronomia è molto più stretto di quanto i profani possano intuire. A dimostrarlo ecco il blog BasketKitchen, altrimenti detto “Il posto dei baskettari gourmet”: casa ideale per le ispirate riflessioni di Gianmaria Vacirca, protagonista da una ventina d’anni sul parquet (soprattutto come direttore sportivo) e da almeno altrettanti a tavola. Nei suoi post le avventure sportive si alternano ad altrettanto entusiasmanti resoconti gastronomici: per averne un’idea basti leggere il gustosissimo report delle final 4 di Legadue a Bari… La formula sta avendo successo, al punto che l’autore si è guadagnato uno spazio fisso all’interno dell’edizione del venerdì di “Palla a spicchi”, trasmissione sportiva di Radio24 condotta da Carlo Genta. Non resta che andare a canestro!

(si ringrazia Marco Fornara per la segnalazione)

Libri da mangiare

Perché cambiare una formula vincente? La prima edizione del concorso letterario-gastronomico Piemonte con Gusto è stata un successo e così, a distanza di un anno, la Biblioteca dei Sapori e delle Tradizioni di Fontaneto d’Agogna, in provincia di Novara, ripropone la felice iniziativa. Allargata, però: quest’anno le categorie in cui iscriversi sono ben tre. Restano il concorso letterario aperto a tutti, sul tema “Tutto il Piemonte è Paese“, e il concorso fotografico “Facce in Piemonte“; la new entry è la sezione culinaria riservata alle Pro Loco piemontesi, che potranno presentare e mettere in competizione le ricette tipiche delle rispettive zone. Bando e maggiori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale: c’è tempo fino al 12 maggio per inviare i materiali. La premiazione si terrà il 30 giugno nel corso della rassegna gastronomica “Fontaneto ArteSapori”.

Cosa c’è dietro?

Da qualche tempo la Condotta provinciale di Slow Food sta facendo riscoprire anche ai varesini, per lungo tempo trascurati, il valore dei prodotti tipici e dell’alimentazione sana. E in questa direzione va anche l’iniziativa organizzata dall’associazione Respira la Cultura insieme alla libreria Boragno di Busto Arsizio, una delle realtà più attive sul territorio nella promozione culturale: si chiama RetroGusto e raggruppa una serie di eventi (degustazioni, visite guidate, cene a tema) volti alla diffusione della cultura alimentare. Il primo appuntamento è in calendario sabato 18 febbraio alle 18: nel cortile della libreria si terrà un aperitivo (8 euro a persona) a base di prodotti tipici piemontesi, dal risotto al Castelmagno ai salumi e formaggi, tutti Presìdi Slow Food. Sarà anche possibile acquistare vini locali e le birre del rinomato birrificio Baladin.

Sette anni dopo

In certi ristoranti torni tutti i giorni, altri ti svelano tutto al primo colpo e poi rimangono lì come un totem, senza che ci sia l’occasione o il desiderio di rivederli. Magari perché sono sempre pieni, come nel caso della rinomata osteria Giulio Pane e Ojo di Milano: per andarci bisogna prenotare con diversi giorni d’anticipo, e anche sottostare alla schiavitù (davvero fastidiosa) del doppio turno. Ma era così anche sette anni fa, al tempo della nostra primissima recensione che oggi, finalmente, abbiamo aggiornato. Le cose, bisogna dirlo, non sono cambiate di molto: oggi come allora il ristorante di via Muratori è un ritrovo di gran moda, anche se la sua formula l’hanno copiata in molti. La cucina? Più semplice di così non si potrebbe, ma basta portare i sapori romani a Milano per scaldare il cuore e lo stomaco. Peccato per il servizio non troppo curato e la fretta di chiudere: ma non era “aperto fino a tardi”? Per saperne di più, vi lasciamo alla nostra recensione.