Lugano, oddio!

Chi l’avrebbe mai detto che la Svizzera un giorno sarebbe diventata la culla del buon vino? Forse nessuno, ma d’altra parte in pochi avrebbero scommesso sulla vittoria di una barca elvetica nella Coppa America… E così, dato che ormai da anni nella Confederazione (soprattutto in Canton Ticino) la produzione vinicola è giunta a livelli di eccellenza, c’è poco da stupirsi nel leggere il programma del Lugano Wine Festival, che prende il via oggi nel quadro della fiera Ristora. Tanti i motivi di interesse, dalle degustazioni del ciclo GastroTicino all’impresa del pizzaiolo Emanuel Paganelli, che tenterà di battere il record di 400 pizze sfornate in 5 ore. Tante, soprattutto, le cantine partecipanti, molte delle quali dall’Italia. Il festival è aperto da oggi fino a lunedì 1 febbraio dalle 10 alle 19; il biglietto d’ingresso costa 10 franchi svizzeri o 7 euro.

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La notte delle streghe

Gioite: l’inverno sta per finire! Come dite? Non sembra affatto? Vero, ma solo perché non si è ancora svolta la rituale cerimonia della Gioeubia (o Giobia o Giubiana o Giobbiana), che in moltissimi comuni lombardi e piemontesi e soprattutto nel Varesotto festeggia, o meglio evoca, l’arrivo della bella stagione. Nell’occasione vengono bruciati in piazza imponenti fantocci di paglia e stracci, rappresentanti vecchie e brutte megere: evidente il richiamo alla tradizione delle streghe… Solo che qui la conclusione è meno cruenta e la serata si chiude generalmente all’insegna del vino e dei piatti tipici. A Busto Arsizio il giorno dell’evento è proprio oggi, ultimo giovedì di gennaio: a partire dalle 19.30 in piazza San Giovanni si serviranno le due pietanze principi della tradizione locale, la polenta con i brusciti (carne spezzettata e cotta in padella con burro e aromi) e il risotto con la luganega. Altri falò, con relative cene, si svolgeranno in via Einaudi, via Cassano Magnago, vicolo Carpi, via Lonate e davanti alla chiesa del Redentore. Maggiori informazioni sul sito del Comune.

Chi va piano va sano e va lontano

Da Slow Food, si sa, ci si aspetta sempre qualcosa in più. E dato che abbiamo rivolto qualche garbata e marginale critica al progetto Eataly, tentiamo subito di riabilitarci con una recensione della guida per eccellenza, la Bibbia del gastronomo itinerante: naturalmente Osterie d’Italia, che quest’anno taglia il traguardo della ventesima edizione. Che dire? Parlare male del libro che ci ha fatto scoprire la grande cucina italiana è impossibile, soprattutto se Carlo Petrini ci blandisce parlandoci di polenta concia… Ci limitiamo, quindi, a qualche breve e umile riflessione. Buona lettura!

Eat or get Eataly

Per chi non lo sapesse, l’Eataly di Torino (ma ci sono sedi anche a Bologna, Milano, Pinerolo e… Tokyo) è un enorme mercato gastronomico, anzi il più grande mercato gastronomico al mondo, l’unico in cui convivono le eccellenze culinarie di tutta Italia, raccolte e commerciate secondo i principi e gli ideali di Slow Food. Una grande vetrina pubblicitaria, un centro di resistenza culturale, un insieme di prelibati ristoranti, un punto d’incontro tra la logica della grande distribuzione e quella della piccola impresa, una furba trovata di marketing, un paese del Bengodi per i buongustai? Tutto questo insieme, e forse anche qualcosa in più. La nostra breve recensione è soltanto un assaggio in attesa di una visita più approfondita…

Valenza storica

Anche nel modesto mestiere di scribacchini del web capita, a volte, di sentirsi mancare le parole per descrivere un sapore, un luogo, un’emozione. Quelle della nostra recensione sono sicuramente insufficienti a restituire l’atmosfera della Trattoria I Valenza di Torino, un luogo degno di venerazione per ogni amante della cucina tradizionale che si rispetti. Abbiamo provato a rendere l’idea, siate clementi… Da notare che nel nostro ampio catalogo di ristoranti mancava finora proprio il capoluogo piemontese: il primo locale a essere recensito si è piazzato direttamente nella top ten, niente male!

Il padre dei vizi

Non è Woody, ma sempre di Allen (Stewart Lee) si tratta. A livello comico, malgrado tutti gli sforzi del sarcastico giornalista americano, non c’è paragone; “Nel giardino del diavolo“, però, merita comunque di essere letto dagli appassionati di cibo, di storia e di cultura gastronomica. Malgrado il disastroso sottotitolo italiano, il rapporto tra cibo e lussuria è soltanto uno degli aspetti trattati dal testo, che attraverso una serie di aneddoti curiosi o raccapriccianti avvicina l’alimentazione a tutti i tradizionali vizi capitali definiti dalla religione. Perderselo sarebbe davvero un “peccato”! Nella sezione Guide del sito potete leggere la nostra recensione.

Next stop: Torino

Brevi anticipazioni sulle prossime novità del nostro sito. Innanzitutto, una rapida visita a Torino è stata l’occasione per due missioni culinarie agli estremi opposti della… catena alimentare: da un lato l’incredibile Trattoria “I Valenza”, vero baluardo della ristorazione di una volta al di là di ogni possibile retorica, e dall’altro la debordante magnificenza di Eataly, la “casa” torinese di Slow Food dove è possibile acquistare e gustare il non plus ultra della produzione enogastronomica italiana. Scenario fantascientifico, ma non manca qualche perplessità: a presto per i dettagli. Parleremo di Slow Food anche per recensire l’edizione 2010 della guida Osterie d’Italia (quella del ventennale), ma prima ancora aspettatevi l’ampio resoconto su un saggio estremamente interessante e stimolante di Stewart Lee Allen: “Nel giardino del diavolo“, sulla correlazione tra cibo e vizi capitali. Stay tuned.