Il tesoro dei Colli Berici

Ad accompagnarvi fino all’ingresso troverete una serie di curiose sculture a forma di dado, ma alla Trattoria Zamboni non c’è da tentare la fortuna: qui si cade sempre in piedi, tra specialità della cucina vicentina, ingredienti a chilometro zero e calici di vino per “bere bene a pochi schei“, come recita il menu. Il locale si trova a Lapio, a pochi chilometri dall’autostrada A4, ma immerso nell’atmosfera ovattata dei Colli Berici, ricchi di panorami incantevoli e angoli nascosti. E, ovviamente, di belle sorprese culinarie.

Non bisogna farsi ingannare dal nome: della trattoria non ha quasi nulla questo locale elegante, frequentato da famiglie della Vicenza-bene per feste e cerimonie. Neppure il prezzo è così amichevole (sui 45 euro per un pasto completo) ma ne vale decisamente la pena, per assaggiare le versioni migliori di piatti celebri come baccalà alla vicentina e fettuccine ai finferli, o anche piacevoli variazioni sul tema, dal cervo al cinghiale. Per non parlare dei dolci, davvero deliziosi. Se volete saperne di più… leggete la nostra recensione completa!

Per le vie del Borgo

Dal traffico di Brescia e dall’autostrada A4 a un borgo immerso nella pace e nella tranquillità: basta fare pochi chilometri e addentrarsi tra i vicoli di Bedizzole per fare un salto nello spazio e nel tempo. E magari fermarsi in un ottimo ristorante, che non a caso si chiama Al Borgo Antico e, sempre non a caso, offre anche camere con la formula del bed & breakfast per chi avesse davvero “bisogno di staccare”.

Al di là dell’atmosfera piacevole e del servizio inappuntabile, il locale non avrebbe nulla di speciale: il menu offre un campionario di classici della cucina italiana e qualche specialità del territorio, come gli immancabili casoncelli. Però i dettagli fanno la differenza e l’attenzione alla preparazione di alcuni piatti, come il buonissimo risotto al Bagoss e tartufo nero della Valtenesi, merita davvero attenzione. Anche se, va detto, il ristorante è frequentato soprattutto per la carne alla griglia: la fiorentina di chianina va per la maggiore, ma noi vi segnaliamo la tagliata di manzo con il profumatissimo olio di lavanda. Il resto potete scoprirlo nella nostra recensione completa!

Azzendi be’ lu Fogo

Chi ci segue da un po’ sa che le Locuste non amano lasciarsi fuorviare dall’aspetto esteriore di un ristorante: anche l’occhio vuole la sua parte, certo, ma l’estetica è solo un elemento dell’ampio capitolo relativo al “servizio”, che a sua volta concorre in parte al giudizio finale. Insomma, tanto arrosto e solo un po’ di fumo. Ma qui siamo al Fogo, la churrascaria “sardo-brasiliana” di Alghero, e ci tocca fare un’eccezione: perché l’ambientazione al tempo stesso affascinante e surreale rischia davvero di far passare in secondo piano il cibo, pur meritevole.

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Il ristorante sorge infatti nel giardino estivo di una discoteca, il Maden, e nasce dalla geniale idea di abbinare l’arredamento sfarzoso e kitsch tipico dei locali notturni, tra palme, divanetti e fontane, a un design in stile etnico e moderno basato sull’utilizzo del bambù. Il risultato è, in una parola, incantevole e fa passare sopra anche a qualche piccolo disguido legato alle prenotazioni online (indispensabili, perché il locale è frequentatissimo).

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Poi, certo, alla base del successo c’è anche il fatto che di churrascarie brasiliane, in questo angolo di Sardegna, se ne sono viste poche e dunque la formula della carne allo spiedo all you can eat scatena non pochi entusiasmi. Ma la differenza la fa la cura dei dettagli, come l’abbinamento tra antipasti sardi e brasiliani, con insospettabili concordanze di sapori, e l’ottimo assortimento della cantina. Insomma, una promozione a pieni voti, come potrete leggere nella nostra recensione completa.

(Il titolo del post è una citazione, storpiata, del brano in dialetto sassarese “Lu Zarrettu” di Giovannino Giordo)

Spunta la Luna dal monte

Se avete mangiato in Sardegna almeno una volta nella nostra vita, difficilmente una cena in agriturismo potrà sorprendervi. Praticamente tutti i ristoranti di questo tipo sull’isola si basano infatti sulla riproposizione di un identico menu, tipico della Barbagia: formaggi e salumi, malloreddus, porcetto, seadas… insomma, la tradizionale cucina di montagna, che però ogni estate si dimostra vincente (eccome!) anche al mare. Così, tra un agriturismo e l’altro, ci si può al massimo divertire a identificare piccole variazioni sul tema, finezze che per i palati più allenati possono anche fare la differenza.

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Dalla Barbagia, e precisamente da Fonni, viene anche la famiglia Cugusi, che nell’Agriturismo Monte Istulargiu di Valledoria ha trovato la sua gallina dalle uova d’oro. Non perché l’attività consenta di arricchirsi senza fatica, s’intende, ma perché in pochi anni si è trasformata in una “fabbrica di coperti” amatissima dai turisti della zona, grazie allo splendido panorama che si può ammirare dalla cima della collina su cui è situato, all’atmosfera rustica e tranquilla, alla disponibilità di camere e appartamenti per una vacanza alternativa. E, naturalmente, al menu barbaricino.

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Ecco: non si può certo dire che l’originalità sia il punto di forza del ristorante, eppure qualche “chicca” c’è. Come la zuppa gallurese, ma soprattutto la deliziosa crema di formaggio spalmabile con pane carasau nero e l’originale seadas alla marmellata di Cannonau. Per il resto, come leggerete nella nostra recensione completa, il menu è l’ideale per una panoramica sui piatti più amati e desiderati dai turisti (ma non solo). E poi c’è un altro punto a favore: il prezzo strabiliante, appena 30 euro a persona!

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Sabbia e Sandolo

Metti una sera a Carloforte, sull’isola di San Pietro, prima che diventasse un focolaio di Covid-19 (o meglio, mentre lo stava diventando…). Cerchi un ristorante per la cena e, come sempre e in barba alle restrizioni, non lo trovi: tutto pieno. Per fortuna, viene da dire, c’è il Sandolo, uno dei locali più in voga del lungomare grazie al suo approccio informale e alla sua formula vincente: si tratta infatti di una pescheria trasformata in ristorante, in cui è possibile scegliere il piatto forte direttamente dal bancone, con garanzia di freschezza e qualità.

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Tutto perfetto, dunque? Ehm… non proprio. Perché quella famosa cena ci ha visto alzarci da tavola all’1.30 di notte, tra rallentamenti nella gestione del famigerato “doppio turno” e qualche scortesia di troppo nel servizio. Un vero peccato perché il ristorante ha davvero dei numeri, potendo offrire un variegato campionario di delizie: a partire dagli affettati di mare, una gustosa selezione di tagli di tonno rosso (la grande specialità dell’isola), per arrivare a pesce alla griglia di ogni genere e spettacolari ravioli di ricotta fritti, a prezzi tutt’altro che esorbitanti.

Insomma, come purtroppo spesso capita in terra sarda, il diavolo è nei dettagli e un po’ di trascuratezza – sicuramente dettata anche dalla rigidità delle norme anti-coronavirus – rischia di rovinare un’esperienza nel complesso positiva. Concediamo il beneficio del dubbio e vi lasciamo alla recensione completa!

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En plein air

Come i nostri fan più attenti avranno notato, poco più di una settimana fa le Locuste sono state protagoniste di un raduno “carbonaro” al Crotto da Gusto: pranzo per pochi intimi, ma non per questo meno “intenso” e soddisfacente. Una data importante perché è soltanto da pochi giorni che il nostro locale-totem sui Monti di Gottro è riuscito a riaprire i battenti, tra la comprensibile carenza di clientela post-lockdown e le stringenti limitazioni imposte dai protocolli anti-Covid.

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La soluzione trovata, comunque, è stata brillantissima: tavoli all’aria aperta per mangiare senza troppe preoccupazioni legate a distanziamento e mascherine. E poi il fresco della montagna, si sa, stimola l’appetito… ideale per assaporare al meglio, anche in pieno luglio, polenta onciapizzocchericannelloni e mille altre delizie!

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Con questo sprazzo di felicità, speriamo di buon auspicio, vi lasciamo per la consueta pausa agostana e vi rimandiamo alle prossime settimane… Le altre foto della giornata le troverete, come sempre, sulla pagina dedicata o su Facebook!

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La Scala per il Paradiso

Dopo essere stati a Portopalo di Capo Passero, estrema punta meridionale di Sicilia e d’Italia, ci sembra molto probabile che i Led Zeppelin, quando cantavano “Stairway to Heaven“, si riferissero a una “scala” molto particolare: il Ristorante Scala, vera e propria istituzione portopalese e non solo. Un indirizzo straordinario per gustare la vera cucina di mare siciliana, con ingredienti freschissimi (che passano letteralmente sotto gli occhi degli avventori) e a prezzi strabilianti.

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Un menu completo, infatti, va dai 22 ai 35 euro a seconda nel numero di portate, e non stiamo parlando di versioni ridotte né nella quantità, né tantomeno nella qualità: crudi di mare (da antologia), pesci alla griglia di straordinaria consistenza, primi piatti da leccarsi ai baffi, dolci dal gusto divino come la mousse di ricotta e pere. Insomma, per gli amanti del genere ci si avvicina di molto alla perfezione. Provare – e leggere la recensione completa – per credere!

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Tonno rosso la trionferà

Restiamo in Sicilia (o almeno illudiamoci che sia così) e restiamo a Pozzallo, già meta della nostra precedente recensione, per visitare il ristorante forse più noto della città: l’Osteria Il Tonno Rosso, che si affaccia proprio sulla centralissima piazza delle Rimembranze. E sappiate che per accaparrarvi quei pochissimi tavoli esterni che danno sulla piazza, anche in tempi di pandemia, dovrete prenotare con parecchie settimane d’anticipo. L’atmosfera è proprio da locale della “Pozzallo bene”, dove si programmano le cene importanti e si portano gli ospiti di riguardo, e la location da palazzo nobiliare in questo senso non aiuta, rischiando di incutere un po’ di timore.

Ma l’apparenza inganna: il Tonno Rosso, oltre a non essere eccessivamente costoso, è un locale semplice e tradizionale, saldamente ancorato alla cucina locale. E anche se ha scelto di scrivere sull’insegna “kitchen & sushi“, in realtà quello che arriva in tavola sono italianissimi (e buonissimi) crudi di mare, seguiti poi da spettacolari linguine ai ricci, grigliate miste e ovviamente dal tonno rosso ripassato alla griglia. Per sapere il resto, vi rimandiamo alla nostra recensione completa!

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Menzione particolare merita il menu: per consultarlo, viste le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, bisogna aggiungere il contatto del locale su Whatsapp e poi aprire il profilo per scorrere le immagini. Non sarà una soluzione comodissima, ma è certamente la più originale tra le innumerevoli varianti che abbiamo sperimentato in questo breve periodo post-lockdown!

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Pozzallo dei desideri

Tornare a viaggiare, per noi Locuste, significa anche (se non soprattutto) ricominciare ad apprezzare le delizie gastronomiche di località più o meno conosciute. E ignota, dal punto di vista culinario, non è certamente la Sicilia, terra di leccornie infinite; ma magari non tutti sanno che Pozzallo, finita nelle cronache per i numerosi sbarchi di migranti, è in realtà una località turistica incantevole, tranquilla e accogliente che può vantare anche alcuni ristoranti di pregio.

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Uno dei più appariscenti è sicuramente A Valata, la cosiddetta “osteria del mare” che si affaccia con una splendida veranda direttamente sul lungomare. Una location così è un’arma a doppio taglio, nel senso che si rischia di puntare tutto sul panorama facendo il compitino in cucina. Per fortuna, nel caso specifico non accade proprio questo: il menu in effetti si concentra sugli standard e i grandi classici, dai crudi di mare agli spaghetti alle vongole, ma la qualità delle materie prime e la cura nella preparazione sono tali da non lasciare rimpianti.

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Qualcosa da limare c’è, come un po’ di confusione nel servizio nelle serate più affollate, o la zuppa di pesce non del tutto soddisfacente. Ma il magistrale cannolo siciliano servito in chiusura addolcisce tutto… anche il conto! Per saperne di più non vi resta che leggere la nostra recensione completa.

Abbiategrasso che cola

Dopo quasi quattro mesi di attesa, finalmente siamo tornati al ristorante! O perlomeno in un ristorante nuovo, diventato soggetto di una nuova recensione, sperando di esserci ricordati come si fa. E difficilmente avremmo potuto scegliere meglio dell’Osteria Santa Maria di Abbiategrasso, in provincia di Milano: un po’ per la cucina di gran livello, un po’ per la squisita ospitalità che caratterizza i gestori, anche e soprattutto in questo periodo che li costringe a notevoli sacrifici e a qualche acrobazia organizzativa ai limiti dell’assurdo, tra sanificazioni e distanziamenti.

L’osteria, del resto, era da tempo sul nostro taccuino: da sempre un punto di riferimento nel centro storico di Abbiategrasso, nel 2014 il locale ha cambiato gestione e si è dedicato a una cucina più raffinata e sobriamente spettacolare, che però non ha tagliato i ponti con le origini e con una tradizione prevalentemente agricola, fatta di piatti robusti e sinceri. Non a caso, i cavalli di battaglia sempre presenti sul menu sono la cotoletta alla milanese e l’eccellente pancia di maiale cotta 24 ore. Ma anche il resto vale la pena, a cominciare dagli ottimi dolci e dalla fornita cantina. Non vi resta che leggere la nostra recensione completa per saperne di più!

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