Formia e sostanza

Incastrato tra caotiche e trafficatissime arterie stradali, il borgo di Mola, antico quartiere di Formia, nasconde una vera e propria perla gastronomica: il ristorante Il Gatto e la Volpe è una specie di paradiso per gli amanti della cucina tradizionale e dei prodotti a chilometro zero, e aggiunge il carico da undici con la location incantevole e il servizio inappuntabile. Il menu è tutto incentrato su prodotti tipici del luogo, tra cui spiccano svariati Presìdi Slow Food: per citarne qualcuno, la fagiolina di Arsoli, le prelibate telline laziali e la colatura di alici di Cetara. Ma basta anche un semplice piatto di alici alla griglia con olio e limone per apprezzare la qualità della cucina. L’unico difetto? I prezzi, soprattutto quelli degli extra: far pagare il servizio in percentuale sul conto finale, pratica piuttosto rara in Italia, sarà anche equo ma è sicuramente poco trasparente, e rischia di far lievitare parecchio la spesa. Per farvi un’idea a tutto tondo, comunque, non perdete la nostra recensione completa!

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Uno schiaffo alla fame

A mangiare in certi luoghi ci si sente quasi in soggezione (attenzione, abbiamo detto “quasi”): un ristorante in attività dal 1700, che deve il suo nome a uno dei protagonisti dello storico “schiaffo di Anagni“, sarebbe da visitare in religioso silenzio. Senonché, per fortuna, il Ristorante del Gallo di Anagni è ancora oggi un locale dall’atmosfera accogliente e familiare, e soprattutto dispone di un menu di grande qualità con piatti divenuti celebri ben oltre i confini del frusinate. Basti pensare al timballo alla Bonifacio VIII, che si è trasformato addirittura in un marchio registrato, o agli eccezionali fusilli del gallo, preparati con un originale pesto di cicoria e ceci. Carne alla griglia e dolci sono gli altri cavalli di battaglia del ristorante che, nella stagione estiva, gode anche di un’incantevole “déhor” sotto lo storico portico comunale. Consultate la recensione completa per tutti i dettagli!

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L’uomo del Monte ha detto sì

Tutti i mercanti di bestiame della val di Chiana diretti a Siena e nel resto della Toscana, in un tempo non troppo lontano, dovevano obbligatoriamente transitare dall’incantevole borgo di Monte San Savino; per questo si dice – e non c’è motivo di non crederci – che i macellai della città avessero diritto alla “prima scelta” sui preziosissimi esemplari di manzo da trasformare in bistecche. Verità o leggenda, sta di fatto che oggi la città murata pullula di ristoranti specializzati, ovviamente, in carne alla brace: tra questi la Trattoria del Forno è una delle più apprezzate e anche delle più scenografiche, con la sua grande griglia all’ingresso e i locali ricavati appunto da un antico forno. Un cartello all’ingresso ammonisce: non si serve carne ben cotta! E ci mancherebbe, aggiungiamo noi: le deliziose fiorentinetagliatecostate e il pregiato filetto, che sono l’orgoglio della casa, devono essere rigorosamente gustate al sangue. Il resto del menu – con una spruzzata di tartufo – non è da meno e le porzioni abbondanti completano il quadro: leggete la recensione completa e fatevi trascinare dall’appetito!

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Invito a cena con élite

Quando si tratta di ristoranti, anche la scelta del nome è un elemento da non sottovalutare; ma ci sono anche casi in cui la denominazione del locale risulta piuttosto fuorviante. Prendiamo ad esempio il Ristorante Elite di Rapallo, in piena Riviera di Levante: il turismo d’élite staziona al massimo a qualche chilometro di distanza, nella snobbissima Portofino, e di lussuoso questo onesto esercizio di famiglia non ha proprio nulla. L’atmosfera un po’ anni Ottanta, però, non deve ingannare: la cucina ha molto da offrire, in termini di qualità delle materie prime, soprattutto di mare, e semplicità delle preparazioni. Dai classici pansotti in salsa di nocitrofie al pesto fino alle ottime linguine alla Nettuno (scampetti e vongole veraci) e alla frittura mista, tutti i piatti sono gustosi e genuini; a brillare però sono in particolare gli eccezionali dolci fatti in casa, tra cui una torta alla marmellata di limoni e noci davvero deliziosa. Per saperne di più, vi rinviamo come sempre alla recensione completa!

In chiusura, permetteteci una piccola celebrazione: non lo facciamo mai, ma questa volta è proprio il caso di fare un applauso al nostro Coordinatore delle Risorse Umane e alla Responsabile del Controllo Qualità per la nascita del piccolo Federico! Congratulazioni al nuovo arrivato e ai neo-genitori, e in bocca al lupo a tutti coloro che in futuro dovranno fare i conti con una Locusta dotata di un simile DNA…

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Tutte le strade portano a Olbia

Anche se non gode di una gran fama come località turistica, Olbia è un punto di passaggio obbligato per migliaia di turisti, dato che ospita il porto e l’aeroporto di riferimento per le più frequentate spiagge della Sardegna. E per chi attende di prendere un aereo (o ne è appena sceso!) non c’è nulla di meglio che concedersi un assaggio delle specialità locali: basta percorrere poco più di un chilometro per trovare il Villa Roma Caffè, una trattoria semplice e senza pretese ma ricca di belle sorprese culinarie. Trionfano ovviamente le cozze, la produzione più importante della città, ma in generale tutti i piatti sono tanto semplici quanto soddisfacenti, dagli spaghetti con arselle e vongole alla frittura mista. Porzioni abbondanti e prezzi assolutamente alla portata fanno del Villa Roma un locale da (ri)scoprire: per saperne di più non vi resta che leggere la nostra recensione completa!

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L’ABC dell’Abruzzo

La caratteristica fondamentale della cucina dell’Abruzzo è quella di riunire, su una tavola imbandita, le due anime della regione: quella pastorale e quella marinara, che non potrebbero essere più diverse tra loro e che generano due tradizioni gastronomiche completamente separate. Chi visita Montesilvano, sul litorale nord di Pescara, ha la fortuna di assistere nel giro di pochi metri agli sviluppi di questa curiosa (ma gustosa!) contraddizione: proprio sul lungomare, a un isolato di distanza l’uno dall’altro, sorgono infatti due ristoranti antitetici come l’Abruzzorante e il Sapò. Il primo, rustico e familiare, incentra completamente la sua offerta sulla cucina di terra, con gli immancabili arrosticini come cavallo di battaglia, ma anche specialità come le pallotte cacio e ova o la pecora alla callara. Il secondo, più raffinato e pretenzioso, offre invece esclusivamente piatti di mare, dalle più classiche crudità di pesce agli spaghettoni ai frutti di mare: purtroppo la qualità è piuttosto altalenante e le recensioni online, forse anche per il vulcanico temperamento del gestore, non sono di grande aiuto.

Terminata questa breve escursione abruzzese, vi lasciamo con un breve riepilogo: in questa pagina troverete l’elenco di tutti gli indirizzi recensiti in provincia di Pescara.

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Buone novelle della Pescara

Tutto si può dire di Gabriele D’Annunzio, ma non che non amasse i piaceri della vita, tra cui anche la buona cucina. Se fosse ancora tra noi, il Vate sarebbe senza dubbio tra i primi estimatori del locale che oggi sorge a Pescara, proprio nella sua via natale che è poi la stessa di Ennio Flaiano, altro gigante della letteratura abruzzese. Parliamo della Taverna 58, un ristorante che sembra aver assorbito lo spirito istrionico, teatrale e trasgressivo del territorio in cui sorge, ma che al tempo stesso è riuscito negli anni a dare vita a un punto di vista originale e creativo sulla cucina abruzzese. Pennellate di fantasia e sapori tradizionali, dalle fregnacce al sugo alla pecora in tegame: un indirizzo da non perdere per nessun motivo. Meno sorprendente, ma altrettanto di qualità è un altro ristorante della zona oltre il fiume Pescara: l’Acquapazza, piccolo locale (non si va oltre i 40 coperti) tutto consacrato alla cucina di mare. Non c’è menu, non si serve caffè, non ci sono piatti che non siano a base di pesce, ma l’eponima rana pescatrice all’acqua pazza basta e avanza per emozionare!

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