Sulla stessa Barchetta

Si sa quanto le Locuste amino scoprire nuovi indirizzi che possano soddisfare le loro bramosie gastronomiche. Ma ci sono anche quei luoghi in cui, ogni volta che ci si passa vicino, non si può proprio fare a meno di fermarsi. Luoghi del cuore, dello spirito e… dello stomaco come la Trattoria Barchetta di Campogalliano, l’ormai celeberrimo ristorante a due passi dall’uscita autostradale della Modena-Brennero. Che dire ancora che non sia già stato detto di questa straordinaria trattoria fuori porta? Le caratteristiche tovaglie a quadri bianchi e rossi, l’atmosfera casalinga ma sempre curata, l’accoglienza cortese malgrado la grande affluenza costituiscono senza dubbio una parte rilevante del suo fascino. Ma questo resta prima di tutto il posto ideale per gustare, nella loro versione migliore, specialità senza tempo come gramigna con salsiccia, tortellini in brodo, tagliata di cavallo e zuppa inglese; o anche piacevolissime sperimentazioni come gli spaghetti alla chitarra con asparagi e salsiccia (nella foto), accompagnati naturalmente da un buon bicchiere di Lambrusco. Il tutto a prezzi assolutamente competitivi. Per saperne di più non vi resta che leggere (di nuovo) la nostra recensione, e state sicuri che non sarà l’ultimo aggiornamento!

dav

Annunci

Polenta con dedica

I pranzi al Crotto da Gusto sono da sempre avvenimenti epocali, per non dire imprese epiche. Ma questa volta la riapertura del nostro locale-totem ha avuto un significato particolare: lo scorso 4 maggio, infatti, siamo tornati tra i Monti di Gottro per la prima volta dopo la scomparsa dell’amatissima signora Giulia, che per tanti anni ci aveva accolto con i suoi manicaretti e la sua squisita gentilezza.

Superata la comprensibile tristezza, non c’è miglior modo per ricordarla che essere ancora al Crotto a più di 15 anni di distanza dalla prima volta, a gustare una deliziosa polenta oncia, brindare insieme con un bel GT e “trascendere” un pochino nel finale (come avrebbe detto Giulia). Le tradizioni sono tradizioni e siamo sicuri che, grazie all’impegno della famiglia, nulla di tutto questo andrà perduto!

Sulla pagina dedicata al Crotto è disponibile la recensione aggiornata con tutte le foto della giornata, che trovate anche su Facebook.

gusto2019-8

Il conto del Gallo

Se per voi Rovato è soltanto un’uscita della A4 tra Bergamo e Brescia, preparatevi a cambiare molto velocemente prospettiva. Basta farsi un giro di un paio di chilometri fuori dal casello per raggiungere la Trattoria del Gallo, un ristorante che non si può non definire un tempio della cucina franciacortina. Per chi è della zona il locale è una vera e propria istituzione, luogo d’elezione per pranzi di famiglia o cene di lavoro e per celebrare occasioni importanti. Merito, certo, della squisita accoglienza e dell’atmosfera tranquilla e raffinata ma informale; ma merito soprattutto dell’eccezionale cucina che da anni propone nella loro migliore versione i piatti della tradizione, concedendosi anche qualche deliziosa variazione sul tema.

Un cavallo di battaglia della casa sono gli ingredienti a chilometro zero, molti dei quali sono Presìdi Slow Food, come le sarde del Lago d’Iseo o il formaggio Strachitunt. E poi ci sono i piatti tipici della zona: Rovato è la città del manzo all’olio, ma qui si possono trovare anche altri classici come casoncelli, bollito misto, spiedo bresciano, e un vastissimo assortimento di vini locali, dal Curtefranca Rosso alle bollicine. Insomma: uno di quegli indirizzi da annotare assolutamente. Aggiungete ai preferiti la nostra recensione completa e ricordatevene la prossima volta che percorrerete la A4…

Trattoria del Gallo

Così prezioso come il vino

Il Vinitaly è finito, viva il Vinitaly. L’edizione “più grande di sempre” della rassegna di Verona si è conclusa mercoledì 10 aprile lasciando in dote numeri da record (125mila visitatori, 4600 espositori, 33mila buyer esteri, 1 milione di visite al sito ufficiale) e un successo avvertibile anche a occhio nudo, sia per la ressa a volte insostenibile tra stand e padiglioni, sia per l’attenzione mai così elevata da parte dei media. Quest’anno anche noi ci siamo fatti trascinare dall’aspetto festoso dell’evento: restare per due giorni a Verona ci ha lasciato il tempo necessario per incontrare vecchi e nuovi amici e per partecipare di sfuggita anche agli eventi “fuorisalone” di Vinitaly and the City che hanno animato la città ben oltre gli orari di chiusura della manifestazione.

20190408_114329

Ora, evaporate le bollicine del party, restano le consuete analisi del giorno dopo. E il problema del vino italiano rimane quello anticipato alla vigilia: non si vende abbastanza, soprattutto all’estero e soprattutto in Asia, che si avvia a diventare il secondo maggior mercato al mondo per valore. Chissà se la piattaforma Wine to Asia, presentata nel corso della fiera e destinata a debuttare nel 2020 a Shenzhen, basterà a invertire il trend degli acquisti da parte della Cina, che nell’ultimo anno è andato addirittura al ribasso.  Il paradosso è che il settore enologico del nostro paese soffre tremendamente l’eccessiva frammentazione di produttori e vitigni, ma al tempo stesso trova in essa la sua caratteristica più preziosa: in quale altro luogo del mondo sarebbe possibile degustare, come accaduto nel panel “La Riserva del Trecentenario” organizzato dal Consorzio Vino Chianti Classico, sei diversi vini della stessa tipologia, prodotti nello stesso anno in un raggio di una sessantina di chilometri, eppure completamente diversi l’uno dall’altro? A ogni partecipazione al Vinitaly corrisponde la “scoperta” di un nuovo vino – per noi, quest’anno, sono stati il Bellone laziale grazie alle cantine Sant’Eufemia e il Piculit Neri friulano con I Vini di Emilio Bulfon – e questo non può che essere un valore.

20190408_115746

Quale dunque la soluzione? Qualcuno, soprattutto gli espositori internazionali, ci ha provato con un approccio aggressivo negando l’accesso al suo stand a chiunque non fosse interessato a comprare, ma ovviamente non è una strada che sponsorizziamo. Meglio il Vinitaly dal volto umano, quello in cui i produttori sacrificano qualche minuto per raccontare la propria storia e l’infinita varietà del proprio lavoro. E pure premi e riconoscimenti non guastano: per informazioni chiedere alla Cantina Tani di Monti, in Sardegna, il cui stand è stato letteralmente preso d’assalto dopo che il Serranu, un inimitabile blend di Cannonau, Muristellu e Merlot, è stato selezionato come miglior rosso d’Italia. Ma non andiamo oltre: per un resoconto completo dei Vinitaly e un’incompletissima rassegna dei vini degustati non vi resta che leggere il nostro reportage, disponibile nella sezione Articoli del sito. E ora appuntamento alla prossima edizione, che sposterà le sue date ancora più in avanti: dal 19 al 22 aprile 2020!

20190408_135112

100.000 mq di vino

Finalmente ci siamo: domenica 7 aprile prenderà il via l’edizione numero 53 di Vinitaly, la più grande fiera internazionale del vino, che fino a mercoledì 10 porterà a Verona migliaia di professionisti e appassionati da tutto il mondo. Sull’evento è già stato detto tutto: i numeri sono da record, a partire dall’area di 100.000 metri quadrati occupata dai padiglioni per arrivare agli espositori, ben 4.600 (130 quelli nuovi) da 35 diverse nazioni, per un totale di oltre 18mila etichette a catalogo. Tra le novità di quest’anno ci sono la Organic Hall, una zona interamente dedicata ai vini bio, e il Vinitaly Design, che raccoglie invece tutti i prodotti legati alla promozione del vino (oggettistica, arredi, packaging), separandoli così dall’Enolitech, che resta destinato alle attrezzature professionali. Come sempre numerosissime anche le iniziative “fuori salone” di Vinitaly and the City: degustazioni, masterclass, concerti e spettacoli in tutte le piazze e i luoghi storici della città, già a partire da questa sera (venerdì 5). Segnaliamo in particolare la degustazione di 80 vini sostenibili a Palazzo Carli e il brindisi a base di Pinot Grigio sulla Torre dei Lamberti, a 84 metri d’altezza, oltre all’evento di apertura OperaWine di sabato 6 aprile a Palazzo della Gran Guardia, con 100 produttori selezionati da Wine Spectator.

Fin qui le comunicazioni “ufficiali”, ma che Vinitaly sarà? Di sicuro – e dichiaratamente – un’edizione fortemente puntata a Est: la Cina è un mercato dalle enormi potenzialità ma, secondo i dati dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, è soltanto il quarto paese in termini di importazioni dall’Italia, e con un trend negativo (seppure di poco) rispetto al 2017. Sapendo che la domanda globale di vino dall’Asia orientale vale ben 6,45 miliardi di euro, non è una buona notizia… Così come non lo è il dato secondo cui le prime 168 aziende del vino italiane realizzano il 72,1% del fatturato globale del comparto: certo, a vedere il bicchiere mezzo pieno significa che il settore è cresciuto notevolmente (+7,5% in un anno per queste realtà d’élite), ma da un altro punto di vista aumenta pure la sperequazione tra i “grandi” e le tantissime piccole imprese che costituiscono la base e il fondamento dell’attività vinicola in Italia. Un’interessante riflessione su questo tema la troviamo su Wine Meridian.

Infine un consiglio per chiunque – come noi – sarà presente a Verona: scaricate la app ufficiale Vinitaly! Potrete salvare i vostri espositori preferiti (e rintracciarli sulla mappa), segnare in calendario eventi e degustazioni e anche scansionare il vostro biglietto d’ingresso evitando di stamparlo. Seguiteci nei prossimi giorni per tutti gli aggiornamenti, anche sul nostro nuovissimo profilo Instagram @lelocuste!

Vinitaly 2019

Chiare, fresche, dolci acque

Una gita sulle rive del Po, di questi tempi, rischia di essere un’esperienza malinconica e struggente, con la portata del fiume più imponente d’Italia ridotta ai minimi storici. Augurandoci che arrivino presto tempi migliori, vale comunque la pena di spingersi fino al ponte di Mezzana Bigli, in provincia di Pavia, se la meta è la piccola locanda Acquadolce: un ristorantino elegante e curato ma informale, dove gli ingredienti della tradizione si sposano con un tocco di creatività e di sperimentazione. I legami con il territorio, naturalmente, non mancano, a partire dal freschissimo fritto di fiume (nella foto) con rane e pesciolini, per continuare con il pesce d’acqua dolce di giornata e il prelibato prosciutto d’oca; nel menu, tuttavia, troviamo anche piatti più elaborati e fantasiosi, come i risotti della casa e i tortelli con cacio, pere e mandorle. Un plauso particolare la merita la cantina, ricca di sorprese locali (Buttafuoco in testa) e non: affidatevi ai consigli del gestore! Abbiamo già detto troppo: per saperne di più non vi resta che sedervi sulla riva del fiume e aspettare la nostra recensione completa.

20190331_220525

La cucina del frattempo

Il mondo della ristorazione sta cambiando, e la rivoluzione è ormai arrivata anche ai piani più alti. La prova definitiva è l’edizione 2019 di Identità Golose, il congresso milanese che per anni è stato soprattutto una sfarzosa celebrazione di chef dallo status semidivino, immutabili e inavvicinabili. Ora l’approccio è completamente diverso, anche se in apparenza la kermesse che si è svolta dal 23 al 25 marzo scorsi non si è discostata dai suoi standard: a Milano hanno sfilato tutti i “big” italiani e internazionali dei fornelli, da Massimo BotturaCarlo Cracco, da Dominique CrennEnrique Olvera, e non sono certo mancati premi a cascata e faraonici eventi organizzati dagli sponsor. Ad essere cambiato, per la verità già dà qualche tempo, è il modo in cui le star della cucina si rivolgono al pubblico: spariti affettazione e distacco, cresce la voglia di condividereraccontarsi. “Se vuoi lavorare nella gastronomia devi essere social nel mondo reale, not on fucking Instagram“, per usare le parole di un appassionato Tim Raue. In questo, i relatori sono stati aiutati dal tema del congresso: la memoria, intesa in chiave futura, come capacità di lasciare un segno del proprio passaggio in cucina, ma interpretata quasi da tutti anche come riscoperta e riappropriazione delle tradizioni gastronomiche, delle proprie radici culturali e persino dei ricordi personali.

20190324_165215

Insomma, nella tre giorni milanese si è potuto assistere a incontri davvero coinvolgenti non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello umano: come quello con Ezra Kedem, che da anni coltiva la – per noi insospettabile – tradizione della pasta in Israele e la contamina con ingredienti mediterranei e mediorientali, arrivando a ipotizzare che le orecchiette pugliesi e addirittura la pasta fredda possano avere origini ebraiche. O con Karime Lopez, l’allieva prediletta di Bottura, che da una profonda riflessione sul concetto di memoria e su quelle “prime volte” culinarie destinate a lasciare un segno indelebile nei nostri sensi ha tratto la descrizione del suo lavoro: “Un costante esercizio per trasformare esperienze sorprendenti in memorie durature”. Per non parlare di Isabella Potì e delle sue sperimentazioni sul rancido, o dell’algido Heinz Beck che si “scioglie” con i piatti della nonna, pur ammonendo: “La memoria senza creatività diventa ripetizione, e la ripetizione uccide”.

20190324_120443

Significativa e importante la sezione Identità di Carne, dedicata per la prima volta a un alimento oggi bersagliato da estremismi vegetariani. A introdurla impeccabilmente Diego Rossi, chef dell’acclamata trattoria Trippa di Milano, capace di rivendicare in modo credibile il consumo responsabile e la consapevolezza sulla “morte nobile” degli animali macellati, ma al tempo stesso (e proprio per questo) di inventare piatti eccezionali in cui la carne viene sfruttata in ogni suo taglio, senza buttare via niente. Come se non bastasse Rossi ha stabilito anche un record di rapidità, servendo in 45 minuti un intero menu a base di pecora!

20190324_150150

Il nostro reportage completo su Identità Golose 2019 lo trovate nella sezione Articoli del sito, con una corposa galleria fotografica. Gli aggiornamenti in tempo reale sono stati pubblicati su Twitter. Il titolo, per chi non lo sapesse, è indegnamente preso a prestito da uno storico ed eccezionale spettacolo di Alessandro Bergonzoni.